Se c’è una regola d’oro nella politica italiana, è che da chi non si conosce ci si protegge con un reticolato, ma è da chi sta dentro casa che bisogna davvero guardarsi le spalle. Ne abbiamo avuta la conferma definitiva durante l’ultima puntata di 5 Minuti, che vedeva in scena una Giorgia Meloni visibilmente agguerrita affiancata da un malandato Bruno Vespa. La premier ha affermato che “abbiamo risparmiato tutto quello che gli altri hanno sperperato, ma il risultato ci viene negato da chi lavora contro l’Italia per colpire noi”. Un riferimento -velato, ma neanche troppo – a Giuseppi. Da un lato la presidente del Consiglio vuole così sottolineare la bontà dell’operato del suo governo, rivendicando una gestione che non merita affatto di essere tacciata o punita con un’infrazione; dall’altro punta il dito verso chi ha sperperato queste risorse.

Risparmio su risparmio

Ovviamente, la figura a cui viene indirizzata questa lettera di lamentele è niente popò di meno che l’Istat. Secondo quanto sostiene Palazzo Chigi, l’Istituto di statistica avrebbe infatti sbagliato tutte le previsioni negli ultimi quattro anni, macchiandosi della colpa di non allineare le stime del PIL ai traguardi annunciati dall’esecutivo. Ed è qui che scatta persino il ricordo nostalgico per Enrico Giovannini, affermando che lui sì che fosse “una persona seria” e che uno “scherzetto” del genere a un governo di centrosinistra non lo avrebbe fatto mai. Ma questo non è un calcolo che si limita a un mero cavillo contabile. In realtà, dietro lo scontro con l’Istat sta trapelando un’ipotesi che prende sempre più corpo: la possibilità di andare a elezioni anticipate, smontando lo scenario che vedeva il voto naturale nella primavera del prossimo anno. Il motivo che sta emergendo -e che trova ampie conferme nei retroscena della politica -sta tutto nella strategia del governo Meloni. L’intenzione iniziale era infatti quella di rientrare dalla procedura europea per deficit eccessivo per poi permettersi una Manovra finanziaria di ben più ampio respiro. Un’operazione che non solo avrebbe consentito l’avvio di grandi progetti, ma avrebbe attratto voti e consolidato il consenso elettorale nel centro-destra. Ora però, facendo due calcoli dopo i nefasti dati diffusi dall’Istat, la strada per il governo Meloni diventa obbligata: risparmio su risparmio. Una stretta che impedirebbe all’esecutivo di portare avanti la propria agenda e realizzare alcune delle misure promesse in campagna elettorale.

La premier davanti a un bivio

Da qui nasce la tentazione di rimescolare le carte in tavola. Anziché logorarsi per un altro anno in una gestione di sola austerità, Meloni potrebbe decidere di accelerare e andare ad elezioni anticipate. Non a caso il governo sta spingendo per far approdare lo Stabilicum alla Camera entro i primi di ottobre. Il ministro dell’Economia Giorgetti ieri alla Camera: «La volontà del governo è rendere strutturale l’abolizione del bollo auto e di tagliare le tasse ai ceti medi. Ci troviamo in una fase complicata, ma il fatto di tenere i conti in ordine e la crescita economica sono allineati alle nostre previsioni e sono un punto di riferimento in Europa». Meloni così, ha rincarato la dose, affermando che: ”Non so se l’Istat sottostimi gli italiani o l’operato del governo, ma sarei rammaricata se accadesse anche per i prossimi tre anni”. Una stoccata che evidenzia la rabbia di Palazzo Chigi: i conti dell’Istituto disegnano un quadro non dei più rosei, mandando all’aria i piani di Giorgetti sull’uscita dal deficit europeo. Davanti alla prospettiva dell’austerità, la premier è di fronte ad un bivio: logorarsi nella stretta o, piuttosto, sfruttare la propria forza per andare subito al voto anticipato (opzione non da escludere).

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Classe 2002, riformista per scelta e cattolica per formazione, nel solco di maestri come Sturzo, De Gasperi e La Pira. Ho fondato Orizzonte Giuridico, un’officina di pensiero nata per rimettere la cultura del diritto al centro del dibattito pubblico. Mi divido costantemente tra l’Italia e l’Albania, con tre chiodi fissi: il Diritto Costituzionale, i sistemi elettorali e le stanze del Vaticano.