È dal 16 di ottobre che la nave mercantile Peppino Bottiglieri, con a bordo diversi marittimi italiani, è ancorata a 4 miglia dalla costa della Cina in attesa di poter attraccare. Sei mesi senza alcuna possibilità per l’equipaggio – composto anche da alcuni filippini – di sbarcare. La nave, che trasporta carbone di provenienza australiana, è di proprietà della compagnia Giuseppe Bottiglieri ed è partita il 26 settembre da Abbot Point, sulla costa est del Queensland in Australia, con destinazione Caofeidian, porto cinese nella Baia del Bohay, nel Mar Giallo. Nel mezzo, uno scalo a Manila, nelle Filippine, l’8 ottobre.

A tenere “in ostaggio” la nave è una controversia commerciale dovuta a tensioni politiche tra Cina e Australia. Pechino non avrebbe preso bene la decisione di Canberra di condurre un’indagine indipendente sull’origine del Covid-19 e ha disposto il blocco del commercio di carbone per la prima volta in 20 anni di rapporti tra i due paesi. Secondo quanto appreso dal Riformista la situazione a bordo è stabile, i marittimi ricevono provviste una volta al mese, ma non gli è data possibilità di scendere a terra. Il governo cinese fornisce informazioni vaghe e poco chiare, e l’unica cosa certa è che lo sbarco verrà autorizzato soltanto nel caso in cui qualcuno a bordo si trovi in pericolo di vita. La nave ha una farmacia e i marittimi sono in contatto con i medici via radio in caso di emergenze. A bordo, l’equipaggio lavora alla manutenzione, e c’è a disposizione una palestra.

Qualcuno dei marittimi dispone di portatili e libri per trascorrere il tempo. I disagi maggiori sono però dati dalla difficoltà di connettersi a Internet, che rende complicate le comunicazioni con l’Italia: la distanza dalla costa rende difficile agganciarsi al segnale di terra, nonostante l’equipaggio abbia ricevuto alcune SIM card cinesi limitate con un piano mensile di 10 gigabyte. Non è possibile fare previsioni su quando la situazione verrà sbloccata, anche se proprio nella giornata di lunedì due delle navi che erano in coda con la Bottiglieri sono state autorizzate ad attraccare. “Non abbiamo ricevuto alcun tipo di notizia dai canali ufficiali. Non ci resta altro che aspettare il nostro turno per lo scarico, che dopo 6 mesi ancora non ci è ancora stato comunicato”, fanno sapere dall’equipaggio.

Contattare le autorità è inutile, perché la macchina diplomatica italiana può muoversi soltanto dopo 11 mesi di stallo, come sancito dalla convenzione internazionale “Maritime labour convention”, che obbliga i Paesi contraenti e le società a rimpatriare il personale dopo – appunto – almeno undici mesi. Un caso analogo è quello della nave Antonella Lembo, oppure anche la MBA Giovanni, episodi in cui i marittimi sono rimasti a bordo 14 mesi. Tempo speso ad attendere che controversie internazionali, ben fuori dalla portata di semplici ufficiali navali e lavoratori dell’equipaggio, vengano risolte prima di poter tornare alla vita.

Napoletano, Giornalista praticante, nato nel ’95. Ha collaborato con Fanpage e Avvenire. Laureato in lingue, parla molto bene in inglese e molto male in tedesco. Un master in giornalismo alla Lumsa di Roma. Ex arbitro di calcio. Ossessionato dall'ordine. Appassionato in ordine sparso di politica, Lego, arte, calcio e Simpson.