Marco Lombardo è Senatore e Responsabile agli Esteri di Azione. L’abbiamo intervistato in merito agli sviluppi politici e di sicurezza per l’Europa derivanti dalla crisi mediorientale.

L’Europa come avrebbe dovuto approcciare alla crisi mediorientale?
«Tenendo conto che il regime iraniano fosse irriformabile attraverso alcun percorso politico o diplomatico, come la storia insegna. Le Guardie Rivoluzionarie hanno ammazzato almeno 40mila civili in poche settimane, pertanto riconoscerle a livello europeo quale organizzazione terroristica è stato un ottimo punto di partenza. Tuttavia, come avremmo potuto impedire che continuassero la strage e restassero al potere? Attraverso il mantenimento di una posizione unitaria europea che favorisse un intervento collettivo di legittima difesa dalle minacce dell’Iran e tutelasse il popolo rispetto al regime. Sarebbe stata una decisione compatibile con il diritto internazionale».

E invece?
«L’inazione ha spianato la strada all’intervento unilaterale di Israele e Stati Uniti, di legittima difesa preventiva: ovvero, volto a prevenire il rischio che Teheran ottenesse l’arma atomica, minacciando l’esistenza stessa di Israele. Non pongo il tema per tenere una disquisizione giuridica ma evidenziare un aspetto dalle conseguenze politiche. Nel primo caso, che avrei auspicato, l’esito dell’intervento multilaterale sarebbe potuto essere la liberazione del popolo iraniano dalla teocrazia, con quest’ultimo che avrebbe determinato il suo futuro. Nello scenario in corso, l’obiettivo è disarticolare il sistema militare iraniano, senza garantire che al potere non resti una figura lontana dalla volontà popolare».

Quali conseguenze per l’Europa in questo scenario?
«La frammentazione dell’Europa è un danno collaterale dell’intervento militare in Iran, calcolato da Trump. Nel documento sulla Sicurezza Nazionale Usa è scritto che il Vecchio Continente non è un partner strategico, piuttosto bisogna relazionarsi con i suoi singoli Stati. Per la Casa Bianca l’Europa quale soggetto politico unitario va divisa: è lo stesso obiettivo di Vladimir Putin.

In che modo reagire?
«Comprendendo che il diritto senza forza equivalga all’impotenza. Per l’Europa è giunto il momento di dar vita ad una cooperazione rafforzata guidata da Francia, Germania, Italia – con il coinvolgimento strutturale del Regno Unito – avente lo scopo di costruire una linea di difesa comune continentale. Non possiamo più delegare la nostra sicurezza agli americani, indisponibili con Trump a proseguire l’impegno di difesa degli alleati sul modello che conosciamo dalla seconda guerra mondiale in poi. L’obiettivo dell’amministrazione attuale statunitense non è la salvaguardia del patto euro-atlantico. Prendiamone atto ed agiamo di conseguenza».

L’Italia che ruolo dovrebbe interpretare nel rapporto con gli alleati euro-atlantici?
«L’Italia rischia l’irrilevanza geopolitica se persegue l’illusione di far da pontiere tra Europa e Stati Uniti, restando in mezzo al guado. Dovrebbe invece guidare il metaforico treno d’avanguardia europea e perseguire nel dialogo con l’amministrazione Trump su un canale diplomatico rispettoso ma privo di azioni di vassallaggio. Inoltre, è imprescindibile rafforzi la difesa ed interpreti la sicurezza nazionale quale tema da escludere dalla polemica politica interna, senza ritenerlo discutibile con il fine di guadagnare consenso facile. È un discorso che vale per le forze di governo, come d’opposizione».

Tommaso Alessandro De Filippo

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