Politica
Milano, riformismo e comunità hanno smesso di frequentarsi?
C’è una domanda che va posta: A Milano riformismo e comunità hanno smesso di frequentarsi?. Il primo di sicuro ha fatto la metropoli e portato gli investitori. La seconda forse è rimasta nelle parrocchie e nei cortili delle case popolari, dove ha continuato a lavorare senza che da Palazzo Marino le arrivassero molte domande. Nessuno ha sbagliato mestiere; solo che la città che voterà nel 2027, con gli affitti dove sono, ha bisogno che quelle due parole tornino a stare insieme.
Proprio il giorno in cui questa pagina esce, alla sede della Cisl milanese, qualcuno prova a rimetterli nella stessa frase. Alberto Felice De Toni, non viene proprio da dietro l’angolo: è sindaco di Udine, ma presentando la sua autobiografia propone anche una formula, riformismo comunitario, che qui suona quasi dimenticata. Al ballottaggio del 2023 aveva sei punti e mezzo da recuperare. Li recuperò, e da allora governa con il Pd, Verdi e Sinistra, i centristi e la sua lista civica. Ambrogio lo riporta in questa pagina per quello che ha da dire a Milano.
Qui il centrosinistra ha davanti qualche mese, un numero variabile di aspiranti e un sondaggio. Gli manca ancora, ed è normale a questo punto del calendario, una risposta su quale maggioranza voglia mettere insieme e per fare che cosa. La domanda tocca chi si candida da sinistra, che dovrà dire con quali risorse, tocca i riformisti, per ora più espliciti sul metodo che sul programma. Tocca anche il centrodestra che in passato è riuscito a fare sintesi virtuose. Un libro di un sindaco friulano non la risolve. Ma aiuta a formularla, e negli articoli qui accanto proviamo a tradurla in milanese, cominciando da chi ha organizzato l’incontro: la Cisl e un gruppo di cattolici che sulla politica cittadina non si faceva sentire da tempo.
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