Gentile Direttore,

il bell’articolo di Mario Alberto Marchi su Ambrogio del 26 giugno si intitola “Dopo Sala: vortice di nomi e il bisogno di un progetto”. È proprio così: dopo essere stata per trent’anni la locomotiva d’Italia grazie alla sua capacità di innovazione, Milano sembra essersi accartocciata. Le responsabilità della politica sono evidenti, e il suo giornale le ha sempre evidenziate.

Ora, però, tra le decine di candidati veri o presunti di cui si parla ce n’è uno che si è candidato sul serio, per primo e con un progetto molto chiaro: mi riferisco ad Antonio Civita, imprenditore, candidato civico. Noi del Partito Liberaldemocratico abbiamo deciso di appoggiarlo anche perché ci ricorda un altro imprenditore, Gabriele Albertini che, eletto sindaco nel pieno della paralisi urbana degli anni Novanta, seppe avviare quel ciclo di sviluppo che sarà poi definito il “Modello Milano”. Quanto al progetto, abbiamo condiviso una visione della città che sintetizzo in tre punti.

Primo: riprendere la crescita, non arrendersi alle forze che, soprattutto da sinistra, descrivono Milano come una città in preda alla speculazione e che se vincessero le elezioni la bloccherebbero del tutto.

Secondo: sviluppare i progetti di edilizia convenzionata, rigenerazione delle periferie, trasporti, perché le città torni ad essere abitabile da tutti, in primo luogo i giovani e coloro che ci lavorano; privatizzare i servizi pubblici, per migliorarne l’efficienza; e presidiare il territorio per garantire la sicurezza dei cittadini.

Terzo: i problemi di Milano si risolvono solo allargando le capacità di governo alla città metropolitana, dunque occorre una legge che ne definisca i poteri e permetta l’elezione diretta del sindaco metropolitano.

Caro Direttore, noi riteniamo la candidatura di Civita possa essere appoggiata anche da forze più grandi della nostra e possa costituire la novità dirompente nel quadro politico milanese perché basata sulle forze vive della nostra città: il lavoro e le imprese.

Adriana Pepe

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