Ambrogio
Milano, un problema alla volta. Abbattere San Siro, la sicurezza in strada e il dramma del caro casa
Non lo chiamerei “Salva Milano”, preferisco “Progetto Milano”: serve una visione non un rattoppo. Ma bisogna anche essere capaci di passare dal progetto alla realizzazione, senza sostare sulle opportunità politiche. Prendiamo il tema dello stadio: ha davvero senso abbattere San Siro? Non sarebbe più utile pensare a un’area integrata dello sport e dei grandi eventi, con una progettazione che includa controllo del traffico, gestione acustica e tecnologie sostenibili? Una riqualificazione che diventi motore di sviluppo anche per le zone oggi dimenticate dal Comune, come Zamagna o Aretusa.
Milano il problema della sicurezza
Altro punto centrale è la sicurezza: servono presìdi fissi, un vero vigile di prossimità, controlli costanti. Servono anche investimenti per la prevenzione dei fenomeni di microcriminalità giovanile, con l’aiuto del terzo settore dove ci sono associazioni che ben conoscono certe realtà e saprebbero come intervenire, ma non sono supportate dalle istituzioni.
Milano, il problema della mobilità
Anche la mobilità dolce deve essere ripensata: le piste ciclabili vanno progettate con criteri pragmatici di sicurezza, coerenti al codice della strada, senza condizionamenti ideologici che causino pasticci di viabilità, evitando così rischi per pedoni, ciclisti e automobilisti.
Milano il problema del caro cara
Fondamentale anche il tema della casa: Milano non può essere solo una città di lusso.Bisogna creare le condizioni perché migliaia di cittadini possano tornare ad abitare Milano e a progettare qui la loro vita, non solo a lavorarci o a utilizzarla come terra di passaggio. Le politiche abitative devono nascere da tavoli di ascolto, in un’ottica di pluralismo, senza clientelismi.
Milano, servono infrastrutture di prevenzione
Serve poi investire in infrastrutture di prevenzione, come le nuove vasche per contenere le esondazioni, per evitare che la città si blocchi a ogni pioggia. Abbiamo bisogno di una pianificazione condivisa con università, commercianti, imprenditori, associazioni di quartiere.
Infine, un fatto che lascia sconcertati: si parla di 9 milioni di euro per l’amianto scoperto nei cantieri. Ma i consulenti che hanno firmato gli studi dov’erano? Anche da qui si misura la serietà di una gestione.
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