L'attacco
Mollicone contro Ranucci: “Giornalisti Report non conoscono leggi, 94% dei servizi sono contro centrodestra. Audio su Sangiuliano è gossip”
Il presidente della Commissione cultura della Camera difende il Garante Privacy
Il presidente della Commissione cultura, Federico Mollicone, Fratelli d’Italia, si scaglia contro Report di Sigfrido Ranucci e difende l’operato del Garante della Privacy.
Perché definisce «surreale» che chi ha nominato l’Autorità oggi ne chieda l’azzeramento? Qual è il danno istituzionale concreto di questa richiesta?
«Un’Autorità garante è un organismo terzo, neutrale e imparziale che decide nella propria indipendenza. Non segue degli indirizzi governativi, ma prende decisioni in maniera autonoma. Chiederne la decadenza significa dire che il Garante andava bene quando ossequiava i dettami del governo giallorosso, ora che ha la propria autonomia non va bene più. Uno non può chiedere indipendenza e poi rivendicarne la dipendenza. Agostino Ghiglia ha da sempre difeso i diritti digitali dei cittadini di fronte alle big tech».
Il caso Report: la sanzione è stata “minima”. Perché, a suo giudizio, la replica in onda anziché il ricorso formale configura un uso improprio del servizio pubblico?
«La rete del servizio pubblico deve, appunto, mantenere un pubblico servizio. La replica di Ranucci rispetto alla multa indica un uso personale, privato, specifico delle reti del servizio pubblico».
Cosa propone per Report: correttivi editoriali, sanzioni proporzionate, o una revisione del contratto di servizio Rai?
«Confermo e ribadisco quanto detto: i giornalisti di Report non conoscono le leggi, i regolamenti, le prassi, chi nomina chi e per quale motivo e quando lo evidenzi annuiscono e tentennano. Il video integrale che ho pubblicato sui social, rilanciato dal Tempo, è una prova chiara che smentisce il conduttore Sigfrido Ranucci. Il mio caso è solo uno dei moltissimi esempi. L’unica concezione del giornalismo che hanno i componenti della redazione è quella dell’attacco di soppiatto, della “stalkerizzazione”, del taglia e cuci e dei servizi pre-confezionati. Auspichiamo un ritorno del sano giornalismo investigativo».
D’altronde, viene da chiedersi dove finisca il diritto di cronaca e dove inizi la violazione della privacy quando si diffondono messaggi personali di un ministro e della sua famiglia?
«La messa in onda di un audio senza alcun valore giornalistico in prima serata è un danno psicologico nei confronti della famiglia. È mero gossip pruriginoso, dov’è il giornalismo? Le do qualche dato. Nel 2021-2022 – governo giallorosso – c’è una netta prevalenza delle inchieste che non coinvolgono direttamente i partiti politici, il 75%. Nel 2025, il 94% dei servizi ha come oggetto politici o figure vicine al centro destra. Sono numeri che parlano da soli».
Lei vede dietro all’assalto al Garante, insieme alle turbolenze in Vigilanza Rai, insieme al clima di disapprovazione generato intorno al Cnel, il tentativo di intorbidire la fiducia verso istituzioni che dovrebbero rimanere autorevoli e super partes?
«Le opposizioni stanno creando un clima dannoso per la credibilità internazionale dell’Italia. A Ranucci, a cui è andata e va la nostra solidarietà umana per l’attentato subito, rispondiamo però che la solidarietà non può poi eludere come viene realizzata e applicata nella professione questa missione di “giornalismo verità”; e rispondiamo che Report viola comunque le comunicazioni di un parlamentare, come ha fatto l’altra sera, che, come sappiamo, sono tutelate dalla Costituzione. Per questo esprimiamo la nostra solidarietà al Premier Meloni e al Sottosegretario Fazzolari, che è stato anche diffamato da un componente del Movimento 5 Stelle in Commissione antimafia».
© Riproduzione riservata







