«Non avrà nessun effetto devastante», né sarà «un’apocalisse», lo stop alla prescrizione dopo il primo grado di giudizio, anzi avrà «effetti deflattivi» sui processi. E unita alle «massicce assunzioni» in programma (a partire dall’aumento degli organici dei magistrati di 600 unità previsto dalla manovra finanziaria), e alla riforma dei processi di cui sta discutendo la maggioranza, porterà a una giustizia «più efficiente e rapida». Davanti al Parlamento il ministro Alfonso Bonafede difende la norma contenuta nella legge Spazzacorrotti che blocca la prescrizione dopo la sentenza di primo grado e che si sta rivelando il principale ostacolo all’accordo tra gli alleati di governo sulla riforma della giustizia. Anche l’ultimo vertice che ieri si è prolungato fino a notte ha fatto registrare una fumata nera sulla riforma del processo penale, mentre si è raggiunto l’accordo sulla giustizia civile. Soprattutto il Pd ha giudicato insufficienti i correttivi messi sul tavolo da Bonafede per rendere digeribile il blocco della prescrizione: si tratta della garanzia agli imputati assolti di una corsia preferenziale in appello e di un accesso agevolato agli indennizzi per l’irragionevole durata dei processi previsti dalla legge Pinto.

Il partito di Zingaretti insiste invece sulle sue proposte, sgradite a Bonafede: se proprio si deve lasciare la cancellazione della prescrizione dopo il primo grado, vanno introdotti termini di durata massima per le fasi dell’appello e della Cassazione, superati i quali il condannato deve essere compensato con una riduzione della pena proporzionale allo sforamento. E in presenza di tempi intollerabili, bisogna arrivare all’estinzione del processo. «È l’unica strada percorribile per evitare la durata irragionevole dei processi, che metterebbe a repentaglio l’articolo 111 della Costituzione» spiega il capogruppo dem in Commissione Giustizia Alfredo Bazoli, che confida ancora tuttavia nella possibilità di riprendere sul punto la discussione. Le divisioni dei partner dell’esecutivo Conte bis vengono evidenziate da Forza Italia, che invita la maggioranza a trarne le conseguenze. Va all’attacco il responsabile Giustizia di Fi Enrico Costa, che in Parlamento ha presentato una proposta che stabilisce tempi di durata massima dei giudizi, analoga a quella del Pd. È lui a «interrogare» Bonafede. E alla fine lo definisce un «ritardatario cronico»: «è ministro da 538 giorni e non ha ancora portato alle Camere una sola proposta per tagliare i tempi dei processi. Anzi, con lo stop alla prescrizione ci sarà l’effetto opposto: processi eterni, senza fine».