A quanto pare, mercoledì prossimo il Parlamento sarà chiamato a fare un bilancio della politica sulla Giustizia adottata nel 2020 dal Governo Conte e, per esso, dal Ministro di Giustizia Alfonso Bonafede. Io nutro dubbi, non fosse altro perché da un anno a questa parte la Politica è sospesa, in questo paese, o meglio essa si risolve integralmente nella guerra al Covid. Si tratta certamente di una priorità assoluta ed imprescindibile, ma da qui a pretendere che non si debba ragionare d’altro, e che chiunque ponga problemi di scelte politiche sia additato a sabotatore della salute pubblica, ce ne corre.

Ora, mi permetto sommessamente di ricordare ai nostri rappresentanti in Parlamento che il 2020 è stato l’anno nel quale è entrata in vigore la riforma della prescrizione dei reati, che ha sostanzialmente abrogato l’istituto. Doveva già accadere nel 2019 ma l’allora Governo “Conte 1” ne differì di un anno l’entrata in vigore perché la Lega recalcitrava all’idea di varare la nuova figura dell’imputato a vita. L’accordo fu questo: prima interveniamo sul tema della irragionevole durata dei processi penali italiani, cioè sulla vera patologia, e poi eliminiamo il rimedio (cioè la prescrizione). Ma nell’anno di differimento nulla accade, ed anzi cade il Governo. I nuovi partners di maggioranza, Pd in testa, nell’approssimarsi della fatidica scadenza (gennaio 2020), pubblicamente e ripetutamente dicono: questa riforma non è la nostra e non la condividiamo, comunque blocchiamo ma solo perché da subito inizi il percorso parlamentare di riforma dei tempi del processo penale, altrimenti l’imputato a vita è una incivile assurdità.

Mercoledì in Parlamento basterà ricordare queste parole, e questi impegni politici pubblici, a fronte, ancora una volta, del nulla sul fronte della riforma del processo penale (e meno male, considerato che la legge delega per come concepita non risolverebbe nulla sulla durata dei processi, ma stravolgerebbe profondamente garanzie processuali e diritto di difesa dei cittadini).

Suggerisco che venga presa ad esempio la vicenda processuale del dott. Tronchetti Provera, che lo ha visto imputato per una ipotesi di ricettazione risalente all’anno domini 2004. L’esempio è calzante perché il noto manager, con scelta coraggiosa e quasi temeraria, rinunziò alla prescrizione nel frattempo maturata, convinto che la sua innocenza sarebbe stata senz’altro riconosciuta dai giudici. Dunque, una situazione che simula perfettamente e senza equivoci cosa possa accadere nella nostra realtà giudiziaria a prescrizione eliminata (cioè la situazione voluta dalla sciagurata riforma Bonafede). Condannato in primo grado nel 2013 (dunque 11 anni dopo il fatto); assolto nel 2015; la Cassazione annulla l’assoluzione nel 2016 su ricorso della Procura; la Corte di Appello bis lo assolve di nuovo nel 2017; nel 2018 (sempre su ricorso della Procura, che non molla) la Cassazione bis annulla l’assoluzione bis; nel 2019 l’Appello tris lo assolve ancora; la Procura ricorre ancora (sissignori!) e la Cassazione ter lo assolve definitivamente nel novembre 2020.

Eccola, la civiltà giuridica nell’orizzonte di questo Governo, di questo Presidente del Consiglio, di questo Ministro di Giustizia. Eccolo, il paradisiaco eden civile dell’imputato a vita, perfettamente simulato “in vitro”, al di là delle chiacchiere e delle lodi manettare lisergiche degli strafatti quotidiani.
Se ne potrà discutere, in Parlamento? Se ne potrà chiedere conto al Governo, senza essere additati al pubblico ludibrio come gli irresponsabili sabotatori della democrazia?

Stiamo molto attenti, questo ricatto della emergenza pandemica sta diventando un autentico pericolo democratico. La pretesa che ogni dibattito, ogni obiezione politica, ogni censura di merito ti iscriva direttamente nella categoria dei sabotatori della salute pubblica e delle istituzioni democratiche non può durare in eterno. Io non mi occupo di crisi di Governo, ma pongo una domanda molto semplice, per rimanere sul tema prescrizione: perché, in nome della responsabilità politica e della necessità di salvaguardare le sorti del Governo in questa fase così delicata, non si chiede semmai alla maggioranza di rispettare i propri reiterati impegni pubblici, sospendendo la riforma Bonafede della prescrizione, invece che agli oppositori della riforma di tacere ed arrendersi, in nome del Covid?

Presidente Unione CamerePenali Italiane