È stato l’anno nero della giustizia. Breve riassunto. Il 1° gennaio dell’anno scorso è scattata l’abolizione della prescrizione, in evidente violazione dell’articolo 111 della Costituzione. Il Governo promise che avrebbe riparato al danno riformando in pochi mesi il processo penale e rendendolo rapido, sicuro, garantista ed efficiente. Cosa ha fatto in questi mesi? Zero. In primavera è scoppiata (con un anno di ritardo) magistratopoli. Perché sono emersi tutti (non tutti per la verità: diversi son stati nascosti) i documenti del caso Palamara. È risultato evidente che gran parte dei vertici della magistratura sono corrotti. Che le nomine dei capi delle Procure e dei tribunali sono clientelari e illegali. Che la magistratura non è indipendente ma al comando del partito dei Pm. Che migliaia di processi sono irregolari.

Poi è scoppiato il clamoroso caso Berlusconi: la certezza che la sentenza di terzo grado contro di lui nel processo per evasione fiscale (che portò all’unica condanna nei suoi confronti e allo smantellamento della sua influenza politica e del suo partito) era illegale. Poi l’amnistia concessa dalla Cassazione ai magistrati coinvolti in magistratopoli (amnistia totale salvo che per Luca Palamara). Infine, le nuove rivelazioni del Riformista sull’insabbiamento di una notevole quantità di materiale d’indagine, di nuovo, sul Palamaragate.

Oggi la magistratura è del tutto priva di credibilità. Forse anche di legittimità. Dopo 25 anni di dominio politico della magistratura, la corruzione non è stata nemmeno scalfita, l’economia colpita a morte, la democrazia politica azzerata. Cosa è cambiato? L’aumento smisurato del potere dei magistrati.

C’è una sola soluzione per ricostruire una macchina della giustizia. L’uso del piccone. Quello di Cossiga. Tutto a zero e si ricomincia. Riforma totale. Perché ciò avvenga bisogna che i magistrati si facciano da parte e la politica riprenda in mano i suoi poteri e i suoi doveri. Succederà? Buon 2021!