Le ragioni di un Sì
Ranucci, nuova denuncia all’AgCom. Report perde il pelo ma non il vizio
Commissione di Vigilanza, stallo alla messicana. Gasparri: «Ostruzionisti». Il Riformista scopre che il programma fu avvertito dell’errore su Fondazione Einaudi
La guerra di posizione sulla Commissione di Vigilanza Rai sta deragliando verso il paradosso. Le opposizioni continuano a far mancare il numero legale, perseguendo un evidente obiettivo: azzoppare il cavallo di Viale Mazzini e impedire che la maggioranza eserciti il proprio legittimo mandato. Non è tecnica parlamentare, è ostruzionismo politico. E il centrodestra, invece di reagire con decisione, esita: vittima della sua stessa imperizia, tentenna quando dovrebbe usare la spada, lasciando alle minoranze il controllo della scena.
A denunciare l’ennesimo boicottaggio è il deputato M5s Gaetano Amato, che prova a ribaltare la narrazione accusando la maggioranza. Un tentativo debole, subito controbilanciato dal capogruppo di Forza Italia al Senato, Maurizio Gasparri, che richiama la necessità di un «assetto stabile» contro l’«ostracismo» delle minoranze. Non c’è simmetria: l’impasse nasce da una scelta strategica delle opposizioni, non da una “assenza” del centrodestra. Nel mirino dell’opposizione finisce l’amministratore delegato Roberto Sergio Rossi, accusato di non difendere Report e Sigfrido Ranucci, eretti ormai a totem narrativo della sinistra come ultimo presidio di ascolti di Rai 3. Le polemiche si allargano a Rai Sport e alla nomina di Petrecca, bersaglio di una campagna che sembra più politica che giornalistica: il caso della presunta “assoluzione” del sottosegretario Andrea Delmastro è diventato un pretesto per demolire i vertici e produrre nuovo caos.
Dal canto suo, la Lega ribalta il fronte e denuncia un uso spregiudicato del canone: Report avrebbe confezionato un servizio come «vendetta politica» contro Esperia, piattaforma che sostiene la campagna per il Sì sulla giustizia. Un attacco che, secondo i parlamentari leghisti, ha generato un effetto boomerang: membership raddoppiate «in 24 ore». Il Comitato “Si Riforma”, guidato da Nicolò Zanon, segnala all’AGCOM una violazione della par condicio nella puntata dell’8 febbraio: avrebbe favorito il No omettendo lo spazio dovuto al Sì su un tema cruciale come il referendum sulla giustizia. Non esattamente una prima volta per la trasmissione che ha affrontato più volte le stesse accuse, tra l’altro in occasione delle ultime Regionali in Liguria.
Il caso più clamoroso arriva però dalla presunta triangolazione tra Fondazione Luigi Einaudi, Esperia e Fratelli d’Italia, rilanciata da Report. Una tesi smentita non solo dal presidente della Fondazione Giuseppe Benedetto, ma anche da un retroscena che Il Riformista può rivelare. La mattina della messa in onda, il giornalista Luca Bertazzoni viene informato da Marco Cruciani, capo ufficio stampa della Fondazione, che la figura chiave dell’inchiesta, Federica Ciampa, non lavora più alla Fondazione dal 2022. Un errore noto ore prima della puntata e ignorato: un teorema già smontato che finisce comunque in onda, aprendo un problema di metodo e di responsabilità editoriale.
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