Schlein parla di «maggioranza alternativa». Conte di «avviso di sfratto». Renzi rievoca le proprie dimissioni come modello di virtù civica. Tutti in piazza Barberini, tutti lanciano le primarie, tutti si attribuiscono la vittoria del No. Ma la vittoria non è la loro. Il vero vincitore del referendum è l’Anm.

La magistratura associata ha creato il comitato «Giusto dire No», ha condotto una campagna elettorale capillare, ha mobilitato le toghe e poi ha festeggiato cantando Bella Ciao nei palazzi di giustizia. La sinistra ha messo la bandiera su una trincea che l’Anm aveva già conquistato. Perché la magistratura associata scende nel campo solo quando vengono toccati i suoi interessi corporativi. Non si è mobilitata per la durata irragionevole dei processi, non per le carceri sovraffollate, non per i diritti degli imputati. Si è mobilitata per il Csm, per le correnti, per il sorteggio – cioè per sé stessa.

Ecco il punto che nessuno vuole vedere. Alla prossima tornata elettorale l’Anm non ci sarà. Non scenderà in piazza, non organizzerà comitati, non mobiliterà le toghe – perché non saranno in gioco i suoi interessi. E senza quel traino, il campo largo potrebbe scoprire che il 53% era un prestito, non un capitale. La magistratura associata non è un alleato politico: è un creditore che incassa e sparisce. Calamandrei ammoniva che la Costituzione è «una polemica contro il presente». Il campo largo, quella polemica, ha lasciato che la conducessero altri. E gli altri, domani, non risponderanno al telefono.

Stefano Giordano

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