Il popolo italiano ha bocciato la riforma sulla giustizia. La decisione dei cittadini va rispettata ma sì, «resta il rammarico per una occasione persa», prendiamo in prestito le parole del Presidente del Consiglio Giorgia Meloni. L’Italia più moderna ed europea è rimandata a data destinarsi.

In queste pagine abbiamo ampiamente spiegato perché mettere la croce sul Si sarebbe stata non soltanto una scelta lungimirante ma una spinta a riformare, in meglio, il nostro Paese. Come con il referendum sul nucleare, oggi sulla giustizia: ci troviamo dinanzi una Nazione che si ostina a difendere lo status quo. Che non ha il coraggio di cambiare. La politica, tutta, nelle prossime ore rifletterà su questo esito. Ma se è vero, però, che il voto dei territori conta, non si può non cogliere il risultato chiaro e indiscutibile delle uniche tre regioni italiane in cui il Sì ha vinto, e con ampissimo margine. In Veneto – oltre il 58%, in Lombardia – con il 53,6%, e in Friuli-Venezia Giulia – un bel 54,5%, i cittadini hanno convintamente votato a favore della Riforma.

Ha vinto il nelle regioni in cui il sentimento di libertà, il valore del merito e la voglia di svincolarsi da lacci e laccioli burocratici sono pulsioni esistenziali. È qui la locomotiva d’Italia, qui il vero motore dell’export italiano, qui le aziende – piccole, medie o grandi che siano – connettono l’intera penisola con tutto il resto d’Europa e del mondo. Veneto, Lombardia e Friuli-Venezia Giulia hanno dato l’evidente prova, con il loro voto, che la giustizia incide sulla vita di tutti noi e, soprattutto, incide anche sul lavoro. È stato un Sì a un sistema giudiziario più equo, ma anche un Sì contro la casta e contro la burocrazia che annienta la produttività e rallenta il progresso. La riforma della giustizia era, checché i grandi difensori della Costituzione ne dicano, anche una questione di competitività.

Le imprese del Nord conoscono molto bene il dramma di un sistema che, anziché spronarti, ti frena: le nostre aziende da decenni lamentano un sistema giudiziario pachidermico. È deleterio l’effetto della malagiustizia sull’economia: parliamo di 40 miliardi di euro di PIL persi ogni anno, tra il 2 e il 5% della ricchezza prodotta, secondo l’Ufficio studi di Confindustria. Ma ciò evidentemente, a chi ha votato No, non interessa. Prendiamo atto, ma occhio: non venite a raccontarci, nei prossimi mesi, di un’Italia che non cresce, della produttività che non sale o degli investitori stranieri che scappano. Troppo facile così. Con il vostro No, oggi l’Italia che produce è più immobile di prima.

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Classe 1998, nata sotto il segno del cancro. Veneta, al momento a Roma. Seguo la politica estera e le cronache parlamentari. Tennista a tempo perso, colleziono dischi in vinile e li ascolto rigorosamente davanti a un calice di rosso. Kierkegaard e Nozick due grandi maestri.