Esteri
Riad abbatte 3 missili Houthi. Il Patto della Mecca cerca una risposta agli attacchi
Diverse esplosioni sono state udite a Riad, mentre gli Houthi hanno rivendicato nuovi attacchi contro l’aeroporto della capitale saudita, infrastrutture strategiche e installazioni militari. Le autorità locali hanno confermato almeno tre vittime. L’escalation yemenita mette ora alla prova il Patto di difesa della Mecca, sottoscritto in agosto da Arabia Saudita, Turchia e Pakistan. I tre Paesi hanno concordato il rapido dispiegamento di forze e capacità militari in territorio saudita. L’accordo stabilisce che un attacco contro uno dei membri debba essere considerato un attacco contro tutti. Dopo una riunione d’emergenza a Riad, i vertici politici e militari hanno deciso di attivare immediatamente il meccanismo di cooperazione.
Ankara si prepara a sottoporre l’accordo al parlamento. La ratifica, attesa con i voti dell’AKP e dei suoi alleati, rimuoverebbe l’ostacolo legale al dispiegamento di personale militare turco all’estero. La Turchia ha però chiarito che non invierà truppe da combattimento in Yemen. Il suo contributo dovrebbe restare difensivo, limitato al territorio saudita e concentrato su supporto tecnico, intelligence, sistemi d’arma, addestramento e manutenzione. Ankara distingue infatti tra la difesa dell’Arabia Saudita dagli attacchi degli Houthi con missili e droni e la partecipazione a operazioni offensive in Yemen e non emergono nemmeno indicazioni concrete di un prossimo invio di reparti combattenti in Arabia Saudita. Al momento infatti non si vede nulla che suggerisca che la Turchia schiererebbe davvero truppe nella Penisola arabica. E ancora non è chiaro se Riad sarebbe così entusiasta di ospitare soldati turchi sul proprio territorio. Una mossa del genere richiede l’approvazione parlamentare e contraddirebbe l’approccio cauto della Turchia nei confronti dell’Iran e dei suoi proxy. Dovremmo aspettarci piuttosto l’invio di consiglieri militari, di ulteriori armi, difese antiaeree e capacità di sorveglianza, e di maggiore supporto di intelligence, ma non truppe.
Intanto la nuova struttura trilaterale avrà una segreteria permanente a Riad. L’urgenza è determinata dall’intensificazione degli attacchi dei ribelli yemeniti. Il gruppo, sostenuto dall’Iran, ha preso di mira gli aeroporti di Riad e Abha, una base aerea e un impianto della compagnia petrolifera Aramco. Contemporaneamente, le forze yemenite appoggiate dai sauditi hanno avviato una controffensiva per riconquistare posizioni sulla costa sud-occidentale, vicino allo stretto di Bab el-Mandeb. Il controllo di questo passaggio è cruciale. Nel secondo trimestre del 2026, attraverso Bab el-Mandeb sono transitati ogni giorno circa 8,1 milioni di barili di petrolio e prodotti petroliferi. Una sua chiusura, sommata alle interruzioni nello Stretto di Hormuz, avrebbe conseguenze gravissime sui mercati energetici mondiali.
In questo scenario, gli Stati Uniti stanno sostenendo discretamente la campagna saudita. Oltre cento consiglieri americani aiuterebbero i comandanti di Riad ad analizzare le informazioni sulle posizioni degli Houthi e a individuare gli obiettivi. L’aeronautica statunitense avrebbe inoltre autorizzato missioni di rifornimento in volo per mantenere operativi i caccia sauditi impegnati contro missili e droni. Si tratta di un parziale cambiamento di rotta. L’obiettivo statunitense è mantenere separate la guerra nella repubblica yemenita e quella contro l’Iran, proteggendo le rotte petrolifere del Golfo e del Mar Rosso. Il cessate il fuoco tra Washington e gli Houthi, raggiunto nel maggio 2025, rimane formalmente in vigore. Anche i ribelli sembrano voler evitare uno scontro diretto con gli Stati Uniti, cercando vantaggi contro l’Arabia Saudita senza provocare una nuova campagna americana.
L’escalation rivela una partita più ampia. Arabia Saudita, Turchia e Pakistan cercano di trasformare il Patto della Mecca in un sistema credibile di difesa collettiva. Gli Stati Uniti sostengono Riad senza voler riaprire ufficialmente il fronte yemenita. L’Iran utilizza gli Houthi come leva strategica, ma non ne controlla completamente le decisioni. Al centro restano Hormuz e Bab el-Mandeb, due passaggi dai quali dipendono la sicurezza regionale e una parte decisiva dell’economia mondiale.
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