La riforma del processo penale è passata alla Camera con 396 sì e, 57 no e 3 astenuti. Ora il testo passa al Senato. A Palazzo Madama si voterà dopo la pausa estiva. Via libera alla riforma a Montecitorio dopo cinque mesi di lavoro, stesure, revisioni, prove di forza e dopo tre giorni-fiume di votazioni. La riforma firmata dalla ministra della Giustizia Marta Cartabia è passata in serata. Ad aver dettato i tempi rapidi per la riforma è stata l’Unione Europea, che nel Pnrr ha legato l’arrivo dei fondi del Recovery Plan alla riduzione dei tempi pachidermici dei processi penali in Italia (meno 25% in cinque anni).

Bocciata la riforma Bonafede, anche se il deputato, ex ministro della Giustizia prova a rimasticare il tutto: “La giustizia non è una questione personale La realtà oggi è che si vota la riforma a prima firma Bonafede e successivamente emendata dal governo Draghi. Mi rivolgo all’Aula e alla comunità del M5S. La prescrizione si stoppa dopo la sentenza del primo grado. Abbiamo alzato le barricate sul testo orginario? Orgogliosamente si e siamo stati gli unici”.

In tutto 16 i deputati M5s che non hanno partecipato al voto finale alla Camera, senza risultare in missione. Due i voti contrari tra le fila dei pentastellati, i deputati Frusone e Vianello. Astenuta la deputata Masi. Emerge dai tabulati della votazione con cui l’Aula di Montecitorio ha licenziato in prima lettura la riforma del processo penale. I deputati M5s assenti ‘giustificati’ in quanto in missione sono in tutto 14. Sempre dai tabulati risulta che su 159 deputati M5s, in 129 hanno votato sì, pari all’81,13%, mentre la percentuale dei non votanti è pari al 10,6%.

Cosa cambia con la riforma Cartabia

La Guardasigilli ha sottolineato in più occasioni come le nuove norme siano caratterizzate dal “principio della ragionevole durata del processo che viene rispettato con l’introduzione dei limiti”. La riforma, con le nuove norme sull’improcedibilità, riguarda solo i reati commessi dopo il primo gennaio 2020. Entrerà in vigore in maniera graduale per consentire agli uffici giudiziari di organizzarsi. Entreranno in servizio 20mila persone in più: 16.500 assistenti dei magistrati, 5mila assunzioni nel personale amministrativo.

La riforma ha previsto anche l’istituzione di un Comitato Tecnico Scientifico presso il ministero che riferirà sui dati sullo smaltimento dell’arretrato pendente e sui tempi di definizione dei processi. I risultati verranno poi trasmessi al Consiglio Superiore della Magistratura.

Fino al 31 dicembre 2024 per associazione di stampo mafioso, terrorismo, violenza sessuale e associazione criminale finalizzata al traffico di stupefacenti è previsto un regime diverso. Non c’è un limite al numero di proroghe, che però devono essere motivate dal giudice. Per l’aggravante mafiosa sono previste tre proroghe e quindi massimo sei anni in Appello e massimo tre anni in Cassazione. A partire dal primo gennaio 2025 per i reati gravi non ci sarà limite alle proroghe, sempre motivate dal giudice e ricorribili in Cassazione.

Fino al 31 dicembre 2024 termini più lunghi per tutti i processi: fino a tre anni in Appello e un anno e sei mesi in Cassazione con possibilità di proroga a 4 anni in secondo grado e due in sentenza definitiva. Sempre con motivazione del giudice. Dal primo gennaio 2025 in Appello i processi potranno durare fino a due anni di base, più una proroga al massimo di un anno; in Cassazione massimo un anno con una proroga di sei mesi.

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Giornalista professionista. Ha frequentato studiato e si è laureato in lingue. Ha frequentato la Scuola di Giornalismo di Napoli del Suor Orsola Benincasa. Ha collaborato con l’agenzia di stampa AdnKronos. Ha scritto di sport, cultura, spettacoli.