La sicurezza alimentare europea dipende dalla tenuta delle aziende agricole. Senza reddito, le imprese riducono l’attività o abbandonano, con effetti su produzione, occupazione e territorio. Nel discorso sullo stato dell’Unione del 16 settembre, Ursula von der Leyen ha definito quella trascorsa «l’estate della verità», e annunciato un’Alleanza per le assicurazioni climatiche. Appena un quarto delle perdite da catastrofi è assicurato. Troppo spesso i bilanci nazionali diventano assicuratori di ultima istanza.

L’ammissione arriva dopo anni di allarmi. Il 31 gennaio 2024 il Comitato europeo delle Regioni approvò all’unanimità il parere di cui ero relatore sui rischi agricoli. Chiedevamo indennizzi rapidi, strumenti pubblici e privati integrati, una mappatura dei rischi e una riserva di crisi rafforzata con risorse e leva finanziaria. Invitavamo a valutare le esperienze di Stati Uniti e Canada. Nel febbraio 2024, presentando AgriRisk a Napoli, proposi un fondo per trasferire parte dei rischi catastrofali ai mercati attraverso CAT bond e ampliare le coperture con capitali privati. La Commissione richiamò strumenti esistenti, vincoli di bilancio e aiuti nazionali. Oggi riconosce che i bilanci nazionali sostengono le perdite. È il limite da superare. Aziende esposte agli stessi rischi non devono ricevere tutele diverse in base allo Stato. Se la protezione dipende dalla capacità fiscale nazionale, il mercato unico si frammenta.

Negli Stati Uniti il Farm Bill segue una logica diversa. Il Price Loss Coverage interviene quando i prezzi scendono sotto valori di riferimento. L’Agriculture Risk Coverage sostiene i produttori quando calano i ricavi. Sono strumenti anticiclici che proteggono il reddito nelle crisi. La PAC sostiene il reddito, ma un pagamento per superficie e una copertura contro il crollo dei ricavi svolgono funzioni diverse. Il banco di prova è mantenere l’azienda in attività durante la crisi. La proposta di bilancio dopo il 2027 va contestata adesso. Inserire l’agricoltura in un fondo unico con altre politiche indebolisce l’autonomia finanziaria della PAC e mette il sostegno agli agricoltori in competizione con altre priorità. Gli importi vincolati non compensano la perdita di un bilancio agricolo autonomo. Parlamento europeo e Consiglio devono cambiare questa impostazione. Servono una dotazione distinta e risorse certe per reddito e crisi. La politica agricola deve restare comune.

I numeri confermano l’urgenza. La produzione cerealicola dell’Unione nel 2026 è stimata in calo di oltre il 9%. Il mais scende al livello più basso dal 2007. In Italia mais, pere e olio d’oliva hanno registrato nel lungo periodo contrazioni di oltre il 50%. Non serve un’altra polizza ma una politica europea che protegga il reddito prima che la crisi chiuda le aziende e distribuisca il costo delle catastrofi tra bilancio pubblico, assicurazioni e mercati finanziari. Biodiversità, paesaggio e tutela del suolo richiedono aziende vitali. Senza agricoltori non esiste una politica ambientale efficace sul territorio. La nuova Alleanza sarà credibile se produrrà risorse e strumenti operativi. Proteggere il reddito agricolo è una scelta di politica economica e autonomia strategica. Le priorità si misurano nei bilanci e nei risultati, non negli annunci.

Nicola Caputo

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