Acque agitate all’interno del movimento delle Sardine. I quattro fondatori bolognesi hanno infatti disconosciuto ed epurato il gruppo degli ormai ex referenti di Catania, dopo aver fatto lo stesso anche a Napoli. Problemi nati, secondo quanto scritto da Mattia Santori e soci sulla pagina Facebook ufficiale del movimento, per vecchie “logiche di potere, strategie nascoste, sotterfugi” fra gli attivisti catanesi.

Dai fondatori arrivano accuse gravissime per giustificare la ‘scomunica’ degli ex referenti di Catania: “Qualcuno si è impossessato strategicamente di un gruppo, isolando i suoi fondatori e chi ha cercato di evitare che il movimento venisse ingoiato da un gioco politico fin troppo visibile condotto da parte del Pd e Cgil locali”.

L’epurazione ovviamente non è passata inosservata, scatenando polemiche forti. Già sul post di ‘scomunica’ diversi commenti hanno evidenziato come la decisione sia sembrata distante dalle logiche democratiche.  “Da un movimento che, per come era nato, era perfettamente nelle corde della democrazia, legalità e trasparenza, mi sarei aspettata un confronto, non una censura dopo aver sempre sentito una sola versione che capisco possa essere più “comoda “al movimento. Delusione, avete ancora molto da imparare evidentemente”, scrive una attivista.

Sempre su Facebook è arrivata quindi la risposta delle Sardine catanesi cacciate, che hanno rispedito al mittente le accuse: “Non è vero nulla! Ci avete isolato voi! – è la replica sui social – Abbiamo un gruppo ampio su Whatsapp di circa 60 membri dove all’interno ci sono 4/5 persone che fanno parte di sindacati che cercano di darci una mano un po’ su tutto, essendo molti di noi alla prima esperienza politica”.

Sul caso è intervenuta anche la Cgil, chiamata in causa da Santori e soci: “Vorremmo sapere a chi si riferisce la nota: non ci appare corretto tirare in ballo un sindacato che opera ogni giorno in città su vertenze drammatiche che non lasciano il tempo di inseguire beghe personali”.