Ha guidato la Nazionale italiana più di qualsiasi altro commissario tecnico della storia, ben 104 volte dal 1977 al 1986, ma il suo nome sarà per sempre legato alla vittoria del Mundial spagnolo del 1982, con il 3 a 1 contro la Germania Ovest in finale.

Il ‘Vecio’ Enzo Bearzot, l’allenatore friuliano morto il 21 dicembre 2010 a 83 anni, nello stesso giorno di Vittorio Pozzo, il ct che vinse i due Mondiali prima di lui nel 1934 e 1938, ha lasciato nel cuore degli italiani ricordi indelebili.

STORIA E PROTAGONISTI DEL MUNDIAL – In quell’estate rimasta alla storia guidò infatti una Nazionale infarcita di campioni, da Tardelli a Gentile, da Scirea a Cabrini, fino a Paolo Rossi e Zoff. Nomi che a loro volta sono diventate leggende dello sport più amato dagli italiani. Una cavalcata trionfale contro avversari fortissimi come Argentina, Brasile e Germania. L’Italia era arrivata in Spagna al centro di polemiche furenti per la convocazione di ‘Pablito’ Rossi dopo lo scandalo scommesse, tanto che lo stesso Bearzot di fatto ‘inventò’ il silenzio stampa. Il Mondiale spagnolo non iniziò nel migliore dei modi, con gli azzurri che passarono il girone con tre pareggi. Alle fasi finali però la Nazionale di Bearzot svolta e supera Argentina, Brasile, Polonia e in una finale rimasta nella storia la Germania Ovest con i gol di Rossi, Tardelli e Altobelli.

LO SCOPONE MONDIALE CON PERTINI – Bearzot resterà nell’immaginario collettivo per alcune immagini indelebili, come quella in cui è ritratto, assieme a Franco Causio, Dino Zoff e al presidente della Repubblica Sandro Pertini, mentre gioca a ‘scopone’ sul volo di ritorno dalla Spagna dopo la vittoria del Mundial.

L’ANEDDOTO DEL CT MANCINI – Ma tante sono anche le storie su Bearzot, sul suo carattere di ferro e il suo rapporto con i calciatori. Come quello con Roberto Mancini. L’attuale allenatore degli Azzurri in una intervista a GQ rispolvera un episodio del 1984 a New York, quando assieme ai suoi compagni di Nazionale passa la notte tra i locali di Manhattan. Al ritorno in albergo, alle 6 del mattino, viene convocato in sala colazione da Bearzot: “Subisco in silenzio il peggior cazziatone della mia vita – racconta Mancini – Me ne dice di tutti i colori, che non ha dormito per la preoccupazione, che mi sono comportato come un somaro, che non mi chiamerà mai più, nemmeno se segnerò 40 gol a campionato”.

Romano di nascita ma trapiantato da sempre a Caserta, classe 1989. Appassionato di politica, sport e tecnologia