Se l’equilibrio diventa una minaccia
Test psicoattitudinali, la solita Anm fa allarmismo inutile
Il plenum del Csm ha approvato i criteri dei test psicoattitudinali previsti dal d.lgs. 44/2024: equilibrio emotivo, autocontrollo, ascolto, capacità di decidere, autonomia di giudizio. Un elenco che qualunque cittadino, davanti a un giudice, sottoscriverebbe a occhi chiusi. L’Anm no: il test «rischia di essere uno strumento di condizionamento» della magistratura, «a partire dallo stesso momento del reclutamento».
Condizionamento da parte di chi? I criteri li ha scritti il Csm, dove i magistrati sono due terzi, e la commissione competente li ha votati all’unanimità. È lo stesso Csm che l’Anm ha sempre eletto a baluardo dell’autonomia e dell’indipendenza, e che difende senza esitare quando, in sede disciplinare, giudica i colleghi con la dovuta comprensione. Basta però che una volta tanto chieda ai futuri magistrati ciò che si chiede da sempre a poliziotti, carabinieri e militari, cioè di saper governare i propri impulsi, e il baluardo diventa una minaccia. Che poi organo di autogoverno non sia, l’abbiamo ricordato tante volte.
Il dibattito in plenum meriterebbe una raccolta di barzellette. C’è chi ha evocato il piano di rinascita di Licio Gelli: il colloquio con lo psicologo come anticamera della P2. C’è chi ha denunciato la vecchia idea di magistrati «antropologicamente diversi», senza accorgersi che a sentirsi diversi sono proprio quelli che rifiutano una verifica comune a tanti. E c’è chi, sul fronte opposto, lamenta che il test non vada a caccia di disturbi psichiatrici: delusione comprensibile per chi sognava il lettino.
I dubbi di costituzionalità restano un mistero. Il test tocca solo i magistrati e non altre professioni delicate? La disparità si sana estendendo la verifica, non abolendola. Il vero difetto è un altro: vale solo per chi entra, e a regime non prima del 2028. Se l’equilibrio è una garanzia per il cittadino, è un requisito di servizio, non d’ingresso, e dovrebbe valere anche per chi la toga la indossa già. Il resto è la solita difesa corporativa, che conosciamo a memoria. A Delfi, sul tempio di Apollo, stava scritto gnōthi seautón: conosci te stesso. Era un invito, non una minaccia. Chi grida al complotto prima ancora di sedersi, alla domanda sull’autocontrollo ha già risposto.
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