Un bambino ucraino al secondo è diventato un rifugiato a partire dallo scorso 24 febbraio, dall’inizio dell’“operazione speciale” per “smilitarizzare” e “denazificare” il Paese stando alla propaganda del Presidente della Russia Vladimir Putin che ha lanciato l’invasione. Il dato è stato riportato dal portavoce dell’agenzia delle Nazioni Unite per l’infanzia Unicef James Elder: circa un milione e 400mila bambini sono fuggiti dall’Ucraina. E a questo dramma si aggiunge la tragedia di quei bambini che a scappare non ce l’hanno fatta, che sotto l’artiglieria e le bombe hanno perso la vita.

Come i fratelli Polina e Semyon, feriti a morte in un agguato che ha ucciso anche i loro genitori; o Kirill morto a 18 mesi nella città-martire assediata di Mariupol, oppure Iliya morto a 16 anni mentre giocava a pallone. Le loro storie e le loro foto hanno fatto il giro del mondo. “Mandale a Putin”, aveva detto un medico e un infermiere dell’ospedale senza luce e riscaldamento dove i genitori di Kirill avevano portato di corsa il figlio. Ultima tragedia: quella di Sasha, 9 anni, ferita a colpi di arma da fuoco mentre fuggiva a Hostomel dall’attacco in cui è morto il padre; le è stato amputato il braccio.

Secondo il procuratore generale Iryna Venediktova dall’inizio dell’invasione sono morti almeno 103 bambini mentre le forze russe avrebbero preso di mira nei loro attacchi oltre 400 scuole, 59 di queste distrutte totalmente. Il numero degli ucraini fuggiti dal Paese continua intanto a salire e sfiora i tre milioni. Precisamente, secondo gli ultimi dati dell’Onu, dal 24 febbraio sono 2.952.026 i rifugiati che hanno attraversato il confine per trovare rifugio all’estero. La maggior parte sono arrivati in Polonia, circa un milione e 800mila, oltre 422mila in Romania e intorno a 340mila in Moldavia. Il dato è aggiornato al 14 marzo. “In media, ogni giorno negli ultimi 20 giorni in Ucraina, più di 70.000 bambini sono diventati rifugiati”, ha spiegato Elder. Il dato coincide a circa 55 ogni minuto, “quindi quasi uno al secondo”.

Gli ucraini arrivati finora in Italia, secondo la stima del Viminale, sono invece a quota 44.008. Rispetto a ieri si registra un incremento di cinquemila unità. La maggioranza degli arrivi è composto da donne, 22.331, e da minori, 17.858. Gli uomini – nel Paese non è concessa l’uscita ai maschi tra 18 e 60 anni e comunque abili all’arruolamento – sono 3.819. Al momento le principali città di destinazione degli ingressi sono Milano, Roma, Napoli e Bologna.

Giornalista professionista. Ha frequentato studiato e si è laureato in lingue. Ha frequentato la Scuola di Giornalismo di Napoli del Suor Orsola Benincasa. Ha collaborato con l’agenzia di stampa AdnKronos. Ha scritto di sport, cultura, spettacoli.