Politica
Vannacci recluta in Veneto. Da Lega a FdI: il nuovo esercito del generale per arrivare in Parlamento
Un vero e proprio cavallo di Troia. Così può essere definita la mossa politica di Roberto Vannacci che in Veneto sta sfilando esponenti politici dalle tasche di Lega e Fratelli d’Italia senza che nessuno se ne accorga. Se da un lato la Lega preferisce non parlare del «tradimento», Fratelli d’Italia cerca di farlo, o almeno questo è quanto si legge tra le righe vista l’imminente missione nella Regione Veneto di Giovanni Donzelli, deputato e responsabile organizzativo del partito. Ma Raffaele Speranzon, senatore di FdI e coordinatore regionale succeduto a Luca De Carlo, smentisce: «Donzelli sta girando per le regioni è all’ordine del giorno che riguardi questo».
Intanto il «generalissimo» in Veneto può già contare su due consiglieri di peso: il veronese Stefano Valdegamberi, ormai ex Lega e il vicentino Joe Formaggio, che non è stato rieletto con FdI. I due sono già in prima linea e stanno battendo il terreno per convincere i delusi dei rispettivi partiti. Vannacci è riuscito a entrare nelle grazie della Lega attraverso Matteo Salvini e anche grazie ad Alberto Stefani, il quale avendo inserito Valdegamberi (ora passato in Futuro Nazionale) nelle liste della Lega alle scorse regionali, si è portato una bomba a orologeria nel Carroccio veneto.
Insomma, un’entrata a gamba tesa che ha demolito le certezze del centrodestra nella regione. Anche se è ancora presto per affermarlo, è dai piccoli amministratori locali che i consensi cominciano a costruirsi e a crescere rapidamente. E, mentre i suoi comitati stanno nascendo come funghi in tutta Italia, è innegabile che il generale punti a consolidare un consenso vasto per marciare su Roma. Il centrodestra, da parte sua, dovrebbe tenere d’occhio Fn (Futuro Nazionale, non Forza Nuova) e tornare sul territorio, dove gli amministratori locali si sporcano le mani con la terra, invece di istituire sterili «cabine di regia».
Riguardo alla venuta di Donzelli in Veneto, Speranzon non ha dubbi e mette subito i puntini sulle i: «Si tratta di riunioni che stiamo organizzando in tutte le regioni d’Italia dopo il referendum come occasioni di ascolto dei nostri innumerevoli esponenti dei piccoli e grandi comuni italiani». Smentite le indiscrezioni riguardo il punto dell’ordine del giorno, «per quanto riguarda Vannacci, mi risulta che ad aver lasciato in favore di Fn siano pochi consiglieri sugli oltre quattrocento che conta FdI», precisa.
Il coordinatore regionale, però, non si sbilancia e non sposa la definizione di «fuoco di paglia» nei confronti di Vannacci: «Non ho i numeri per dirlo, francamente. Ma posso dire con certezza che alle ultime elezioni regionali, abbiamo eletto dieci consiglieri e cinque assessori regionali». Se a Venezia Speranzon «non riscontra» adesioni a Futuro Nazionale, in provincia di Verona, invece, Fratelli d’Italia ha già cominciato a espellere qualche assessore per aver aderito a Fn. La riunione di venerdì prossimo avrebbe, dunque, lo scopo di studiare una strategia in vista del 2027 che porterà al voto diverse città metropolitane, tra cui Verona. Città, quella scaligera, che al momento non ha un candidato unico per il centrodestra ed è ben lontana dall’averne uno: la Lega, come ha dichiarato più volte il segretario provinciale e capo delegazione al Parlamento europeo, Paolo Borchia, avrà voce in capitolo sul candidato, Fratelli d’Italia è in cerca di autore e Forza Italia punterà tutto sull’eurodeputato ed ex sindaco di Verona, Flavio Tosi. Ma tutti invocano l’unità.
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