La ZES del Nord è entrata nell’agenda del governo, ma non replicherà il modello del Sud. Dopo la spinta dai governatori di Piemonte e Lombardia, Alberto Cirio e Attilio Fontana, si è espresso il Ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso. Il governo apre per il Nord alla creazione di una zona logistica speciale (ZLS), che prevede procedure semplificate per le imprese e la creazione di aree di accelerazione industriale.

Le Regioni del Nord chiedono strumenti straordinari per aree industriali penalizzate da crisi produttive, costi energetici alle stelle e pressante concorrenza estera, condite dalla fuga di lavoratori verso la Svizzera. Urso ha annunciato la convocazione delle Regioni settentrionali per la prossima settimana e spiegato che il confronto riguarderà sia le «aree di accelerazione industriale» previste dall’Industrial Accelerator Act europeo, sia nuove misure di «semplificazione e sburocratizzazione» da inserire nel decreto Imprese prima della legge di bilancio. Il cerchio si stringe.

La ZES applicata al Sud non sarà replicata, ma estesa al Centro-Nord sotto altra forma. La Lega intanto si era già spinta oltre. Il capogruppo alla Camera Riccardo Molinari aveva dichiarato che il Nord è stato «dimenticato». Il partito di Matteo Salvini ha individuato aree industriali specifiche e rilanciato il progetto per le province confinanti con la Svizzera: Varese, Como, Sondrio e Verbano-Cusio-Ossola. Un ordine del giorno illustrato dal deputato Stefano Candiani e concordato con Giancarlo Giorgetti impegna il governo a valutare una zona speciale di frontiera, accompagnata da un premio salariale per ridurre il divario con le retribuzioni elvetiche. È qui che il dossier incontra il suo limite politico e finanziario.

La ZES Unica del Mezzogiorno non offre soltanto uno sportello digitale e un’autorizzazione unica, rilasciata mediamente in circa 30 giorni. Garantisce anche crediti d’imposta agli investimenti, con intensità differenziate in base alla dimensione aziendale e alla carta europea degli aiuti di Stato. Replicare al Nord lo stesso vantaggio fiscale avrebbe costi elevati e incontrerebbe vincoli europei più stringenti, perché Lombardia e gran parte del Piemonte rientrano tra le regioni più sviluppate.

La Zes, zona economica speciale, è una zona geografica dotata di una legislazione economica agevolata rispetto alla legislazione in atto nella nazione di appartenenza

I numeri spiegano perché i governatori delle Regioni insistano. Tra il 2024 e il 2025 la struttura della ZES ha rilasciato oltre mille autorizzazioni, associate a circa 6 miliardi di investimenti diretti e quasi 18-19 mila occupati. Una stima elaborata secondo la metodologia di The European House–Ambrosetti, porta l’impatto economico complessivo, includendo gli effetti indiretti e indotti, a circa 54-55 miliardi di euro e oltre 54mila posti di lavoro. Sono però valori in parte prospettici, non risultati già interamente realizzati. Anche il quadro macroeconomico è favorevole, ma richiede prudenza.

Lo Svimez stima per il Mezzogiorno una crescita del PIL dello 0,7% nel 2025 e dello 0,9% nel 2026, superiore al Centro-Nord, rispettivamente allo 0,5% e allo 0,6%. Non è tuttavia possibile attribuire il vantaggio alla sola ZES: pesano il PNRR, le costruzioni, gli investimenti pubblici e gli altri incentivi. Non esiste ancora una valutazione ufficiale che isoli il contributo dello strumento al PIL nazionale. La partita, quindi, non è più se portare il “metodo ZES” oltre il Sud, ma quanto estenderlo. Urso vuole chiudere un primo pacchetto prima della manovra; i governatori chiedono anche crediti d’imposta; il Tesoro dovrà indicare le coperture. Il rischio è trasformare un’eccezione territoriale in un incentivo generalizzato. L’opportunità è usare il successo amministrativo del Sud per riscrivere le regole degli investimenti nell’intero Paese.