Ambrogio
A Milano è corsa ai data center: 10 in costruzione, 23 in valutazione. Tre grandi nodi da sciogliere
La corsa ai data center nell’area milanese porta con sé un conto in sospeso che la ricerca del Politecnico di Milano fotografa con precisione. Sul territorio della Città metropolitana sono 10 i data center attualmente in costruzione, con apertura prevista fra il 2028 e il 2029, e altri 23 in fase di valutazione presso gli enti locali. Le dimensioni medie crescono rapidamente: se gli impianti attivi si fermano generalmente sotto i 10 megawatt, quelli in cantiere raggiungono potenze comprese fra i 20 e i 60 megawatt, con casi oltre i 100 megawatt per gli hyperscaler. Un cambio di scala che trasforma la natura stessa di queste infrastrutture, da server room di servizio a centrali produttive.
Il consumo di suolo è il primo nodo. Nell’area milanese si contano circa venti interventi su brownfield, cioè su aree industriali dismesse: sei sono già in costruzione, quattordici in valutazione. Resta però una quota significativa di progetti localizzati su greenfield, ovvero terreni agricoli o non ancora urbanizzati. Un dato che si scontra con gli obiettivi regionali di contenimento del consumo di suolo e che solleva domande sull’uso del territorio in un’area già fra le più cementificate del Paese.
Il secondo nodo è energetico. I 68,5 gigawatt di richieste di allacciamento arrivate a Terna nel 2025 evidenziano un disallineamento sistemico: a fronte di queste prenotazioni, la potenza IT installata con accesso all’alta tensione è stata di appena 0,18 megawatt. Una sproporzione che indica speculazione autorizzativa e distorce la pianificazione della rete elettrica, obbligando Terna a processare migliaia di richieste che non si tradurranno mai in cantieri reali.
Il terzo è occupazionale. Gli esperti dell’Osservatorio lo dicono con chiarezza: i data center sono infrastrutture ad altissima redditività ma con ricadute occupazionali limitate. Mancano dati certi su addetti e fiscalità locale, un vuoto informativo che rende difficile valutare il reale impatto socioeconomico e che rappresenta, in prospettiva, il problema politico più delicato per i sindaci chiamati a decidere.
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