Ha visto la morte con gli occhi, quando un commando di killer di camorra hanno fatto irruzione all’interno del suo locale, il bar Roxy ad Arzano, in via Silone, nella serata di mercoledì. Ieri il locale aveva la saracinesca alzata, ma il bar non era aperto. E chissà che quello che è accaduto non faccia decidere ad Armando Savorra, il proprietario, di chiudere e mollare tutto. Una tentazione, mista al contrastante desiderio di resistere. I killer hanno sparato tra la folla, nel mucchio. Tra i feriti senza colpa anche un 61enne. «Era mio zio – spiega Armando – e stava prendendo un caffè, mentre parlava con mia moglie».

Quando racconta questa esperienza estrema, gli occhi si bagnano, piange. «Quando ho sentito i primi due spari ho afferrato mia moglie che era con me dietro al bancone e l’ho tirata a terra – ricorda – Siamo rimasti stesi sul pavimento fino a quando non siamo stati sicuri che quegli uomini armati fossero andati via». Armando Savorra è un marito, ma anche padre di tre figli, il più piccolo dei quali ha appena 4 anni, mentre la più grande di anni ne ha 23. È stata proprio lei a dire al padre «andiamocene da qua e trasferiamoci a Londra». È una cosa a cui il 40enne ha pensato. «Episodi del genere non si sono mai verificati da quando ho rilevato il bar sette anni fa, ma la presenza della camorra si sente e si vede».

I controlli ci sono, ma sono insufficienti. «Ci sentiamo abbandonati dallo Stato ci sentiamo abbandonati» aggiunge. Combattuto, ma volitivo Armando Savorra che conclude dicendo: «Non posso mollare, qui c’è tutta la mia vita». Il 40enne, originario di Capodichino ha paura. Per sua moglie Rossana e per i tre figli. «Io sono un lavoratore e sono una delle vittime di questa brutta vicenda – continua – mercoledì nel locale sono venuti amici e conoscenti a darmi coraggio, a far sentire la loro vicinanza. Ho lavorato per 17 anni per la ditta di trasporti Bartolini e da sette anni ho comprato il Roxy con il ricavato della vendita di due furgoni. In questo locale ho investito tutto, c’è tutta la mia vita». Adesso teme il contraccolpo economico, quando i riflettori su di lui e sulla sua attività si saranno spenti. Teme che il locale possa perdere la maggior parte dei clienti. «Perché, chi frequenterebbe un bar in cui si rischia la vita?» si chiede Savorra. Una domanda che avrebbe bisogno di risposte.

Napoletana, laureata in Economia e con un master in Marketing e Comunicazione, è giornalista professionista dal 2007. Per Il Riformista si occupa di giustizia ed economia. Esperta di cronaca nera e giudiziaria ha lavorato nella redazione del quotidiano Cronache di Napoli per poi collaborare con testate nazionali (Il Mattino, Il Sole 24 Ore) e agenzie di stampa (TMNews, Askanews).