La giunta capitolina ha approvato le linee di sviluppo di Agrifood, un piano strategico per il settore agroalimentare su Roma. Il piano Agrifood di Roma indirizza le azioni di rilancio economico nel comparto agroalimentare. «Il piano si articola su alcune linee strategiche, abbiamo cercato di portare a casa una vera e propria agenda di lavoro basata su semplificazione, innovazione e politica del cibo. L’obiettivo è salvaguardare le tipicità romane e per costruire una strategia che inglobasse resilienza, sviluppo sostenibile, innovazione tecnologica e lotta allo spreco alimentare», ha detto la sindaca di Roma, Virginia Raggi, in occasione della presentazione stamattina in Campidoglio. «Durante la pandemia tanti nodi sono venuti al pettine, il piano Agrifood è diventato più urgente – ha aggiunto -. Nel settore lavorano oltre 40 mila imprese, tra quelle dirette dell’agricoltura e quelle collegate della ristorazione, industria e servizi. È un lavoro che serve alla categoria ed era fondamentale confrontarsi con gli operatori del settore, e penso che ci siamo riusciti». Redatto dall’assessorato allo Sviluppo economico e dall’assessorato all’Urbanistica di Roma Capitale in collaborazione con Camera di Commercio, il piano è stato elaborato dopo un confronto operativo e partecipato con atenei, associazioni di categoria, operatori e istituzioni. Agrifood descrive azioni da mettere in campo nel medio e lungo termine per dare valore aggiunto a un comparto strategico che solo a Roma conta oltre 40 mila imprese e intende valorizzare l’enorme potenziale che potrebbe esprimere il territorio capitolino in termini culturali, economici e sociali sfruttando una vocazione rurale millenaria, una tradizione gastronomica apprezzata in tutto il mondo ed esperienze imprenditoriali di successo.
QUALITA’ E CURA
«Dobbiamo trattare questo argomento con estrema attenzione – ha detto il presidente della Camera di commercio di Roma, Lorenzo Tagliavanti -. All’inizio della pandemia molte Capitali, in America soprattutto, sono entrate nel panico sul fronte dell’approvvigionamento alimentare. Roma, invece, grazie alla sua filiera abbastanza corta, ha garantito il rifornimento ai romani grazie al fatto che è il Comune agricolo più grande d’Italia, che ha il Car, Centro agroalimentare di Roma, e ha circa 150 mercati rionali che hanno garantito un doppio servizio durante la pandemia». Sui mercati la sindaca Raggi ha ricordato: «Abbiamo investito finora 25 milioni di euro per andare a riqualificare i mercati rionali, sia per sostenere i commercianti sia per ristrutturare, abbiamo trasformato i mercati in una sorta di piazza conviviale e abbiamo dato la possibilità di effettuare la somministrazione come avviene in molti mercati stranieri. In alcuni mercati sono state costituite piazze culturali e oggi questo piano dà una visione da qui a dieci anni dello sviluppo del settore tutto». «Il piano dà voce ad associazioni di categoria, imprenditori e operatori di filiera che hanno vissuto gli impatti negativi dell’emergenza epidemiologica e hanno dovuto affrontare in maniera tempestiva i cambiamenti del mercato e delle abitudini dei consumatori. Nello stesso tempo, ristabilisce le priorità da portare avanti insieme alle istituzioni. Roma Capitale vuole agire come mediatore per il coordinamento di filiera per rispondere alla crisi Covid, riducendo la burocrazia, semplificando le procedure e le attività per promuovere politiche sostenibili», ha sottolineato l’assessore allo Sviluppo Economico e Lavoro Andrea Coia.
LE LINEE GUIDA
Per l’assessore all’Urbanistica, Luca Montuori, è necessario «governare il territorio garantendo la sostenibilità del futuro della città. Questo significa sviluppare politiche sul cibo affrontando non solo il diritto fondamentale a un’alimentazione adeguata e sana ma anche parlando delle relazioni tra città e campagna, del paesaggio nelle città, della rigenerazione degli spazi, delle pratiche inclusive e di solidarietà, di lavoro e innovazione. Il momento che stiamo vivendo ci impone con ancora maggiore urgenza di pensare la rigenerazione a partire dalla valorizzazione delle vocazioni della nostra città sostenendo la nascita di luoghi e spazi dedicati alla ricerca e all’innovazione, alla creazione di ecosistemi di saperi che favoriscano lo scambio per sfruttare al massimo il patrimonio di conoscenze e ricerche, di enti pubblici e privati, associazioni di categoria e stakeholder territoriali, che formano un vasto sistema che deve essere valorizzato».

Sofia Unica