Nel suo articolo sul Riformista, Mauro Del Bue avanza una serie di intelligenti provocazioni, a partire dall’area del socialismo riformista. La cultura politica socialista, nella sua versione riformista dagli anni Ottanta in poi, è risultata molto forte sia sul piano dell’analisi storica sia come metodologia decisiva per l’azione politica e programmatica della sinistra. Invece, dagli anni Trenta ai Settanta del Novecento, “riformista” era una parolaccia. Mentre dagli anni Ottanta ai giorni nostri quasi tutti si dicono riformisti. Di segno opposto è stata la sorte del Psi, negli anni 1992-94 demonizzato e distrutto. Oggi esistono almeno due sigle che riguardano la Dc; stando a Del Bue, almeno quattro che riguardano il Psi.

Per ciò che riguarda il centrodestra, va detto che dalle sue origini a oggi c’è stato un trapasso di egemonia da Forza Italia alla Lega, e adesso a Fratelli d’Italia. Invece la sinistra è stata del tutto destabilizzata proprio dall’“assassinio” perpetrato dal circo mediatico-giudiziario nei confronti del Psi. In seguito all’assenza di un autentico partito socialista, oggi il Pd si ritrova del tutto sbilanciato a sinistra e a inseguire il Movimento 5 Stelle. Nei dem, l’area riformista è ridotta ai minimi termini, anche se composta da persone di grande livello. La sinistra del campo largo o rimane minoranza o – se vincerà – provocherà disastri sul terreno economico e della collocazione internazionale dell’Italia.

Di fronte a questo pessimo bipolarismo, bisognerà vedere se dal mix costituito da forze segnate dalle culture riformiste sorgerà un’area del tutto alternativa alle due forze dominanti, come aggregazione di una terza forza che si fonda innanzitutto sulla riproposizione di una grande battaglia garantista. Un tema quotidianamente riproposto da una successione incredibile di errori giudiziari. A questo si aggiunge il fatto che una magistratura arrogante si è quasi totalmente impadronita di ciò che rimane della sinistra storica.