È un processo durato 14 anni quello che ha travolto la famiglia Mauro, titolare della nota etichetta “Caffè Mauro”. Tutto iniziò il 5 gennaio 2005 quando prese il via il processo intitolato “Caffitera”. L’accusa per la famiglia era di usura ed esercizio abusivo del credito. Tutto si concluse con l’assoluzione. Ma intanto la vita della famiglia Mauro è stata stravolta per sempre. “Per la prima volta dal 2005, ovvero dal momento in cui ha avuto origine la mia vicenda processuale nel procedimento tristemente e squallidamente denominato “Caffitera”, sento la necessità di parlarne pubblicamente”. Scrive così Antonio Mauro, figlio di Demetrio, fondatore della storica azienda Caffè Mauro, in una lettera indirizzata alle testate giornalistiche. “La mia esigenza nasce dalla volontà di portare a conoscenza dell’opinione pubblica quali possano essere i guasti che una cattiva opera professionale, condotta con imperizia e malafede, può provocare”, spiega l’imprenditore, che ha superato gli 80 anni. Di seguito il testo integrale della lettera.

La mia dichiarata volontà è quella di testimoniare i gravissimi atti commessi dai consulenti dell’Accusa, con la stesura di due consulenze ed altri documenti e dichiarazioni contro il sottoscritto.  Tutto è nato grazie ad una serie di assurde accuse mosse contro me, mio figlio Maurizio ed alcuni nostri collaboratori, fondate non su denunce, ma bensì sulla base dell’errata consulenza, redatta con imperizia e malafede, come detto. Quest’ultimo addirittura giungeva a conclusioni assolutamente divergenti e contraddittorie con il lavoro svolto precedentemente dalla Guardia di Finanza che aveva considerato corretto il mio operato, estrapolando dati e stravolgendone, in alcuni casi, costruzione e risultati!

Sono stato improvvisamente travolto ed inserito in un meccanismo (anche mediatico) stritolante malgrado i “miseri ed artefatti” argomenti portati contro me, quand’anche tutti i 250 testimoni chiamati dalla stessa Accusa (le teoriche vittime) mi dipingevano come un benefattore!

Le risultanze di causa hanno dimostrato che le indagini e le conseguenti relazioni interne sono state svolte in modo difforme da quella che era la ricostruzione della realtà e senza la corretta osservanza del mandato ricevuto, come se il fine e l’obiettivo avessero un proposito diverso da quello di affermare la verità!

La dott.ssa Barbara Cardia, nominata perito dal Tribunale, ha dato ragione a tutte le nostre tesi ed ha escluso qualsiasi ipotesi di reato di usura derivanti, esclusivamente, dalle paradossali conclusioni dei consulenti dell’Accusa.

Purtroppo, nonostante tutto e malgrado avessi richiesto di sottopormi al “giudizio immediato”, conscio della mia assoluta estraneità ai fatti contestati, sono stati necessari due interminabili gradi di giudizio ed oltre 14 anni (!) per ottenere giustizia e, mentre la mia vita ha vissuto momenti durissimi, i consulenti dell’Accusa in questione, pur non avendo le necessarie competenze a sostenere ruoli così delicati nell’interesse dello Stato e dei suoi cittadini, hanno goduto ancora di incarichi importanti con compensi altissimi.

Sono stato costretto a subire all’età di 70 anni ben 39 giorni di custodia cautelare in carcere; in seguito ho subìto dolorose lacerazioni familiari che prima hanno portato a lasciare il mio amato lavoro e dopo hanno portato alla cessione dell’azienda che ha rappresentato la mia vita.

Anche mio figlio ed altri collaboratori hanno subito misure cautelari e processi, senza aver commesso mai alcun reato! Alcuni di loro hanno perso il lavoro, altri, ahimè, la propria vita a causa dei dispiaceri che questa vicenda ha generato!

Il percorso professionale dei due consulenti dell’Accusa all’interno del processo a mio carico, con diversi gradi di responsabilità, è stato improntato sulla massima approssimazione, come se l’obiettivo fosse quello di trovare comunque una fattispecie di reato e non quello di pervenire ad una corretta impostazione della vicenda. I fatti e gli atti di causa li hanno smentiti.

Più volte, nel corso delle udienze sono caduti in palese contraddizione risultando puntualmente sconfessati nel merito e nei “diversi e camaleontici” metodi utilizzati per redigere i loro stessi elaborati! Sulla prima consulenza, quella che portò alle misure cautelari, furono addirittura le stesse dichiarazioni rese da uno dei due consulenti di fronte al Tribunale che drammaticamente sconfessarono il proprio operato!

Sulla seconda consulenza invece (senza voler considerare le violazioni grammaticali ed i tanti “se avrebbe” riportati nel corpo della stessa) è da tenere in debita considerazione l’approssimazione tecnica con cui le verifiche contabili sono state effettuate senza utilizzare il libro giornale ed i mastrini (!), i documenti in atti volutamente ignorati ai fini di una rappresentazione diversa dalla realtà ed i “risultati irripetibili ed ondivaghi” ai quali sono giunti i due consulenti, fino all’assurdo ed abnorme tasso d’interesse teoricamente applicato, pari a 68.960.000% !!!

Ma, mentre la mia vita di industriale apprezzato in Italia ed in oltre 60 paesi nel Mondo crollava, mentre la mia azienda subiva una crisi causata dagli errori e dal “modus operandi” non trasparente dei due consulenti, le carriere di entrambi hanno avuto un decollo inaspettato e sicuramente non pari alle loro competenze.

Non voglio dire nulla di quanto non abbia già detto. Lascio a chi legge la libertà di interpretare come meglio crede. Aggiungo solo un dato che può risultare eloquente: al nome del Dott. Porcino è legato il fallimento della Sogas. Il dott. Larizza si è dimostrato nel corso del nostro processo come spergiuro contraddicendo più volte sé stesso, violando pertanto tutti i più elementari principi etici e deontologici.

Ad oggi non hanno risposto per alcun danno causato al sottoscritto, anzi sono stati lautamente compensati da incarichi e carriera, sui cui risultati occorrerebbe attenta valutazione, anche economica, da parte degli organi preposti.

I due, anche per la determinazione del loro compenso avranno probabilmente utilizzato l’inedito quanto spregiudicato ed errato metodo di calcolo usato nella stesura della consulenza redatta contro di me, se è vero come è vero che hanno formulato una richiesta di compenso il cui totale ammontava a 518.286,09 euro!

A solo titolo di cronaca, malgrado il silenzio dell’Avvocatura di Stato da me chiamata a verificare la correttezza di quanto richiesto dai consulenti, ricordo che la liquidazione ottenuta da questi, solo grazie al mio interessamento (richiesi ad una società esterna, a mie spese, una valutazione del lavoro svolto) ed una determinante opposizione brillantemente svolta dai nostri legali, ha fatto risparmiare allo Stato oltre 460.000,00 euro!

Rimane un fatto evidente: “causar danni” agli azionisti dell’epoca della Mauro S.p.A. è stato un vero affare, sia per la carriera che per l’arricchimento economico, visti gli enormi compensi indebitamente ricevuti!

Oggi, a quasi 85 anni di età ed alla luce di tutto quanto da me attraversato in questa mia personale odissea, felice per avere comunque ottenuto la giustizia processuale, desidero comunque che venga fatto un doveroso distinguo tra coloro che sono stati a vario titolo gli attori e protagonisti di questa dolorosa vicenda.

I miei “eroi”, gli avvocati Francesco Albanese, Nico D’Ascola, Fabio Schembri, Paolo Tommasini ed il mai abbastanza compianto padre Emidio Tommasini ed i commercialisti, dott.ri Bernardo Femia, Massimo Giordano e Demetrio Serra. Mi sembra doveroso richiamare l’attenzione sulla delicatezza dei compiti che ognuno di noi, nella vita professionale e sociale, è chiamato a ricoprire ed ai danni che da comportamenti errati e malevoli possono derivare.

Mi conforta, e mi fa paura al tempo stesso, pensare che tutto quanto è capitato a me ed alla mia famiglia sia dovuto solo alla cattiva opera di “professionisti” incapaci, e non da miei comportamenti contra legem. Al tempo stesso è bene che le Istituzioni ed in particolare il “Pianeta Giustizia” al quale noi tutti ci rivolgiamo con fiducia e speranza, compiano una migliore e più attenta selezione nel conferire gli incarichi, nella corretta rotazione, valutando l’effettiva capacità professionale e terza del soggetto chiamato ad agire.

Allo stesso modo, gli Ordini professionali, quale quello dei Commercialisti ai quali mi sono rivolto ormai un anno fa per ottenere, dal suo Consiglio e dai suoi organi di controllo e disciplina, la verifica del comportamento professionale e deontologico tenuto dai loro iscritti che nel mio processo hanno causato danno. Ne guadagnerà tutto il sistema e la credibilità delle Istituzioni che rispettiamo e nelle quali tutti confidiamo, di questo ne sono certo, e lo sono ancora di più dopo avere affrontato questa mia personale tragedia.

Ci credo io, ci crede la mia famiglia:
la Giustizia, alla fine, trionfa sempre!

Grazie,

Antonio Mauro