Sono quattro le materie sul tavolo, e non sono quelle che accendono il dibattito: protezione civile, professioni, previdenza complementare e integrativa, tutela della salute limitatamente al coordinamento della finanza pubblica. Il 5 agosto la giunta regionale le ha approvate in una seduta lampo, licenziando gli schemi d’intesa definitivi. Ora tocca al Consiglio regionale: il presidente Luca Zaia lo convocherebbe in seduta straordinaria il 25 agosto, data finora non ufficializzata. Poi il Consiglio dei ministri, poi il voto delle Camere.

Alberto Stefani ha fissato il ritmo con una formula già diventata slogan: i veneti hanno aspettato abbastanza, se c’è da correre si corre. Il presidente insiste sul fatto che non si tratti di privilegi ma di accorciare la distanza fra territorio e decisione, e ripete che il Veneto vuole essere il laboratorio della nuova fase. Il 21 luglio la Camera aveva approvato lo schema di pre-intesa con 161 voti favorevoli e 109 contrari, dopo il via libera del Senato della settimana precedente; il ministro Roberto Calderoli ha annunciato un disegno di legge distinto per ciascuna Regione, con allegati separati per la sanità e per le materie non soggette ai livelli essenziali delle prestazioni.

Il contenzioso è già scritto. Antonio Decaro, presidente della Puglia, ha confermato che si tornerà davanti alla Corte costituzionale, che sull’autonomia differenziata si è già pronunciata una volta ridisegnando l’impianto della legge Calderoli. L’opposizione parlamentare contesta la sequenza: intese prima, livelli essenziali dopo. Sul calendario, invece, il conto è aritmetico: se il Consiglio regionale vota il 25, i disegni di legge arrivano alle Camere in autunno, dentro la sessione di bilancio, con la campagna per le politiche già cominciata. E fra le quattro materie ce n’è una che tocca proprio il perimetro dei conti sanitari.