“Signor giudice… mi aiuti a capire perché ho ricevuto un trattamento così duro. Ho sempre ammesso le mie responsabilità…”. E’ la parte iniziale della lettera rivolta ai giudice da Tony Essobti Badre, l’italo-marocchino di 28 anni condannato all’ergastolo, con isolamento diurno, il 9 novembre 2020 perché ritenuto colpevole dell’omicidio di Giuseppe Dorice, il bimbo di 7 anni ucciso a bastonate il 27 gennaio 2019 a Cardito, in provincia di Napoli.

Badre è stato condannato anche per il tentato omicidio della sorellina più grande di un anno di Giuseppe, ridotta in fin di vita e salvata dai medici dell’ospedale pediatrico Santobono di Napoli, di maltrattamenti in famiglia aggravati dalla crudeltà e dai futili motivi, dalla minorata difesa e dall’abuso delle relazioni domestiche. Badre era il compagno della madre dei piccoli.

Il processo di secondo grado inizierà mercoledì 27 ottobre davanti alla Corte di Assise di Appello di Napoli. Nella lettera che l’avvocato Pietro Rossi, legale di Badre, consegnerà ai giudici, l’imputato chiede che possa essere letta in aula. Tony – così come riferito dall’agenzia Ansa -si dice consapevole che le sue scuse “non serviranno a nulla, se non a trovare un po’ di pace“. Ribadisce che non era sua intenzione uccidere il bimbo: “Un raptus di follia, mi si è spento il cervello… ma non volevo ammazzarlo. Mi sono messo nel letto per rilassarmi un po’… verso le 8 e qualcosa, sentii che (i bambini, ndr) saltavano sul letto … mi è venuto un raptus di follia, mi si è spento il cervello, e li picchiai… ma non ho mai voluto ammazzarli”.

Secondo il legale Rossi “l’imputato ha compreso la gravità delle proprie azioni ma avverte la pena come ingiusta. In effetti la pena dimostra la tendenza punitiva della sentenza che non tiene conto né delle risultanze processuali né della situazione sociale ed umana di un ragazzo che vuole una rieducazione che l’ergastolo non potrà mai dargli“.

Condannata a sei anni la madre dei bambini Valentina Casa, 32 anni, perché ritenuta responsabile di comportamento omissivo perché – secondo l’ipotesi accusatoria – “non interveniva a fermare la furia omicida del compagno, non invocava l’aiuto dei vicini, non contattava i servizi di emergenza delle forze dell’ordine  ma provava invece a ripulire il sangue uscito dalle ferite dei figli con dei teli lasciati in bagno, occultava all’interno della pattumiera le ciocche di capelli strappate dal compagno alla figlia e, all’atto di intervento degli operanti, non riferiva immediatamente che Tony era stato l’autore di quello scempio, negava piuttosto la violenza già perpetrata all’indirizzo dei bambini”.

 

 

Napoletano doc (ma con origini australiane e sannnite), sono un aspirante giornalista: mi occupo principalmente di cronaca, sport e salute.