Si sbriciola l’inchiesta contabile sui circa 39 milioni di euro di mancati incassi nei cimiteri di Napoli. Tutti assolti gli ex assessori e dirigenti che tra il 2007 e il 2016 si alternarono nella gestione del servizio cimiteriale cittadino e che la Procura regionale della Corte dei Conti avrebbe voluto condannare al risarcimento dell’ingente somma.

«Non può desumersi nel caso concreto la sussistenza di responsabilità amministrativa a carico degli odierni convenuti poiché, come correttamente eccepito da ognuno di essi, non si è in presenza di prove concrete e tangibili circa l’effettività del danno», si legge nella sentenza con cui la sezione giurisdizionale della Corte dei Conti della Campania ha bocciato l’inchiesta e prosciolto gli ex assessori ai cimiteri Sabatino Santangelo (dal 2008 al 2010), Paolo Giacomelli (2010-2011), Bernardino Tuccillo (2011-2013) e Alessandro Fucito (2013-2016) e i dirigenti che in quegli anni ebbero incarichi di responsabilità nel settore cimiteriale, Francesco Crispino (2007-2009), Andrea De Giacomo (2010-2016), Maria Aprea (2013-2016). E v’è di più: i giudici hanno condannato il Comune di Napoli a pagare a ciascuno dei convenuti, a titolo di onorario e diritti, la somma di 4mila euro.

Una débâcle per la Procura regionale che aveva puntato il dito contro ex assessori della giunta Iervolino e della prima giunta de Magistris e alcuni dirigenti dell’epoca, ipotizzando nei loro confronti una responsabilità amministrativa per le scelte di non indire nuove gare e concedere proroghe all’Eav, la società che dal 1987 curava il servizio di illuminazione e la manutenzione delle lampade ambientali e votive installate nei vari cimiteri napoletani, nonché per la mancanza di una banca dati cimiteriale. Scelte che avrebbero impedito al Comune di Napoli di incassare, negli anni, quasi 39 milioni a titolo di canoni concessori e di tariffa di decoro urbano. Il teorema accusatorio è stato demolito nel corso dell’istruttoria durata anni e celebrata dinanzi alla sezione giurisdizionale campana della Corte dei Conti è passata la tesi della difesa (nel collegio, gli avvocati Maria Rosaria Spasiano, Luca Ruggiero, Enrico Soprano, Bruno Ricciardelli, Felice Laudadio, Roberto De Masi, Elisa Iorio, Claudia Milone, Enrico Angelone).

«Non può non condividersi che l’atto di citazione si fonda su una considerazione solo parziale degli atti amministrativi adottati dall’amministrazione comunale, utilizzando quella sola parte degli stessi funzionale al disegno accusatorio –  si legge in un passaggio della sentenza –  il quale consiste in un’ipotesi del tutto astratta che se si fosse aggiudicato un diverso appalto le condizioni economiche per il Comune sarebbero migliorate notevolmente». Quanto all’ipotesi relativa al danno conseguenza della mancata implementazione di una banca dati cimiteriale, i giudici concludono che «non vi è prova in atti che l’assenza del puntuale censimento dell’utenza comunale abbia inibito l’esercizio del diritto di riscossione dell’importo parametrato alle 200mila lampade votive, numero che non trova alcun confronto negli atti di causa dai quali per contro emerge che il numero in parola è ad oggi indeterminato». Di qui l’assoluzione.

Napoletana, laureata in Economia e con un master in Marketing e Comunicazione, è giornalista professionista dal 2007. Per Il Riformista si occupa di giustizia ed economia. Esperta di cronaca nera e giudiziaria ha lavorato nella redazione del quotidiano Cronache di Napoli per poi collaborare con testate nazionali (Il Mattino, Il Sole 24 Ore) e agenzie di stampa (TMNews, Askanews).