Carlo Calenda (di nuovo) nella bufera. Dopo il “caso” Roman Pastore– candidato al terzo Municipio di Roma con Azione, salito alla ribalta a causa di una foto in cui indossa un vistoso (e costoso) orologio al polso- ecco servita un’altra polemica social. Stavolta incentrata su una proposta del candidato sindaco per contrastare il fenomeno della malamovida a Roma, ribattezzata per l’occasione ‘movida a basso costo’.

Una definizione, contenuta in una slide realizzata per illustrare il programma per il III Municipio che, tra sfottò e critiche, sta facendo discutere.

La polemica 

Non stiamo a guardare l’orologio da 30mila euro, leggiamo i programmi, giusto. Le idee di Carlo Calenda e Roman Pastore sulla movida a Roma e in terzo municipio sono misure ridicole da proibizionismo anni trenta (non tenere in frigo le bevande) e classismo sfacciato per cui se non hai soldi da spendere per un bel privé meglio se stai a casa” scrive Christian Raimo, scrittore e giornalista nonché assessore alla Cultura del Municipio III, su Facebook. “Negli ultimi tre anni in terzo municipio abbiamo organizzato quasi trecento incontri culturali in ogni spazio del municipio, gratuiti e aperti a tutti. Se qualcuno alla fine degli incontri è rimasto a chiacchierare ed è andato a prendersi una Peroni e se l’è bevuta al parchetto con gli amici, siamo contenti” conclude Raimo. Che allega al post le immagini del programma di Calenda e della slide ‘incriminata’: “Contrasto alla movida a basso costo, regolamentazione del fenomeno e offerta di alternative rispetto a quella attuale.”

“Per contrastare efficacemente la malamovida, bisogna agire su 3 direttrici” si legge sul programma di Carlo Calenda. La prima di queste proposte è: “Inasprire ulteriormente le regole -e i controlli- sulla vendita di alcolici al dettaglio, fino al divieto di conservare in fresco gli alcolici” con un evidente riferimento ai minimarket. 

Calenda ha risposto alle accuse su Twitter: “Ho parlato della necessità di contenere il fenomeno dei ragazzi che comprano bottiglie e bottiglie di liquori nei minimarket e vanno a ubriacarsi nelle piazze. Alcol venduto spesso in violazione di ogni norma. So che Raimo la considera una bella espressione di vitalità. Io no” scrive il leader di Azione. A cui segue la replica di Raimo: “Carlo Calenda
mi attribuisce cose che non penso e non ho detto. Non ha nessuna idea di cosa vogliono dire politiche culturali, della notte, del divertimento. Il suo programma contro quella che chiama malamovida è un misto inefficace di repressione e proibizionismo.”

Il candidato sindaco spiega poi, in un tweet successivo: “Aggiungo, per essere precisi, che da nessuna parte del nostro programma c’è scritto ‘movida a basso costo’. È apparsa questa dicitura su una card fatta da qualche candidato, ed è un’estrapolazione fatta male.

Ma la precisazione di Calenda- che scrive inoltre “Anche le cose più semplici e intuitive diventano oggetto di polemiche stupide”- non è bastata a mettere un freno all’ironia sui social e alle accuse di ‘classismo’. Ma c’è anche chi sottolinea quanto le parole siano importanti, nella vita così come (e soprattutto) in politica.

Intanto l’hashtag #movidaabassocosto sta spopolando su Twitter ed è in tendenza. Tra (numerose) battute e qualche riflessione sul fenomeno della ‘movida violenta’ nella Capitale, di cui tanto si è parlato nelle ultime settimane.

Mariangela Celiberti