I partiti e i media peruviani parlano apertamente di un “golpe”. Il paese sudamericano è precipitato nel caos dopo che il presidente Pedro Castillo ha sciolto il Parlamento e dichiarato lo stato di emergenza, decretando il coprifuoco immediato dalle 22 alle 4 del mattino.

Una mossa annunciata con un discorso alla nazione in cui Castillo ha contestualmente annunciato che i poteri passeranno a un governo d’emergenza e che “entro nove mesi” saranno indette nuove elezioni. Castillo, eletto in una coalizione di sinistra circa un anno e mezzo fa e che in questo breve lasso di tempo ha dato vita a cinque governi, ha motivato la sua decisione “perché è venuto meno l’equilibrio dei poteri”.

Un colpo di mano, quello del presidente, che avrebbe dovuto affrontare una mozione di impeachment per “incapacità morale” da parte di quel Parlamento che ha sciolto. Durissima la reazione dei ministri, che hanno annunciato le dimissioni di massa: in carica sono rimasti solo quello della Difesa e la prima ministra.

In stretta aderenza alle mie convinzioni e ai valori democratici e costituzionali, ho deciso di dimettermi irrevocabilmente dalla carica di ministro vista la decisione del presidente Castillo di sciogliere il Congresso della Repubblica, violando la Costituzione”, ha dichiarato il responsabile degli affari esteri Cesar Landa.

Il presidente della Corte Costituzionale peruviana, Francisco Morales, ha dichiarato che quello attuato da Castillo è “un colpo di Stato“. Spiegando poi alla radio Rpp di Lima che questo “golpe è destinato al fallimento” e che a suo avviso “le forze armate sono abilitate pertanto a ristabilire la democrazia in base alla Costituzione”. Il presidente del Parlamento William Zapata ha invitato chiunque a “non obbedire a un governo usurpatore”.

Proprio il comportamento delle forze armate è tenuto sotto osservazione, visto che sono delegate a far rispettare il coprifuoco imposto dal presidente. Proprio ieri però il comandante generale Walter Cordoba Aleman aveva rassegnatole le dimissioni.

L’auto-golpe fallito e l’arresto

Ma l’auto-golpe, il tentativo di sovvertire l’ordine costituzionale con lo sciogliemento del Parlamento, è fallito per la sollevazione di tutti i partiti, dei ministri del governo e delle stesse forze armate.

Castillo è stato infatti costretto ad abbandonare il palazzo presidenziale insieme alla sua famiglia e si è recato nella sede della prefettura di Lima per chiedere garanzie personali. Considerato in “flagranza di reato” per lo scioglimento del Congreso, in violazione della Carta costituzionale, sta per essere arrestato dalla polizia.

Il Parlamento riunito d’urgenza ha intanto votato a larga maggioranza per la destituzione del presidente, con 101 voti a favore, sei contrari e dieci astensioni. Ad assumere la carica di capo di Stato sarà la vicepresidente Dina Boluarte, che aveva denunciato il tentato golpe di Castillo.

La crisi peruviana

La situazione nel Paese è da tempo critica, a causa della crisi economica e dell’inflazione che hanno portato a manifestazione di protesta nelle principali città del Perù. Per tre volte Castillo ha affrontato la messa in stato di accusa e il tentativo di rimozione da parte delle Camere, accusato dalla magistratura di far far parte di una organizzazione che ha pilotato appalti governativi.

Una situazione che ricorda quella degli anni Novanta dell’allora presidente Alberto Fujimori, che guidò il Paese per 10 anni instaurando un regime dittatoriale, finito con la sua fuga in Giappone. Proprio la figlia dell’ex presidente-dittatore, Keiko Fujimori, aveva sfidato alle scorse elezioni l’attuale numero uno del Paese Castillo.

Redazione