Economia
Le compagnie petrolifere con le mani dentro le tasche degli italiani: che fine hanno fatto le scorte di 30 giorni?
C’è chi sta già approfittando dei primi giorni del conflitto in Iran per mettere le mani nelle tasche degli italiani. Su tutti le compagnie petrolifere, che hanno già imposto ai gestori rincari tali da far volare il costo di benzina e diesel verso i 2 euro al litro. Aumenti “preventivi” decisi autonomamente dalle compagnie petrolifere e comunicati ai gestori da un giorno all’altro, senza alcuna giustificazione nei costi reali ma basati soltanto su previsioni di possibili rialzi futuri dei mercati internazionali.
Il sistema di scorte di 30 giorni è fallito
In altre parole: gli italiani starebbero già pagando oggi il caro benzina e diesel sulla base di ipotesi e non di costi effettivi. E tutto questo accade nonostante – come denunciano le associazioni di categoria dei gestori delle pompe di benzina – le compagnie petrolifere siano tenute a mantenere riserve di prodotto per almeno 30 giorni, proprio per garantire stabilità in situazioni di crisi internazionale e impedire scatti immediati dei prezzi alla pompa. Questo sistema di scorte non è un dettaglio tecnico: è una garanzia pensata proprio per evitare che ogni tensione geopolitica si traduca automaticamente in un aumento alla pompa. Serve a dare tempo al mercato di assorbire eventuali oscillazioni del prezzo del petrolio e a impedire che la paura diventi immediatamente un rincaro per famiglie e imprese.
L’alibi della guerra
Proprio per questo desta più di una perplessità vedere aumenti arrivare con questa rapidità, quando gli effetti reali della crisi sui mercati energetici non si sono ancora dispiegati. Il rischio è che la guerra diventi l’ennesimo alibi per anticipare i rialzi e trasformare l’incertezza internazionale in un’opportunità di margine. Ha fatto bene quindi il Governo Meloni ad accendere immediatamente un faro contro ogni forma di speculazione. Perché una cosa deve essere chiara: le crisi internazionali non possono diventare il pretesto per aumenti ingiustificati scaricati sui cittadini. Se i costi reali crescono è un conto. Ma se qualcuno prova ad anticipare i rincari e gonfiare i margini sfruttando la paura, allora non è mercato. Se qualcuno pensa di trasformare una guerra in un’occasione di profitto, sappia che gli italiani non sono un bancomat. E chi specula sulla paura dovrà risponderne.
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