Non appena ha chiesto di poter parlare con i magistrati di Salerno per riferire di fatti-reato attribuibili ad alcuni pubblici ministeri di Catanzaro, è scoppiato il putiferio. E adesso anche il suo perito psichiatrico di parte, il professor Mario Nicotera, vuol denunciare per calunnia un magistrato della Dda di Catanzaro. L’avvocato Francesco Stilo, arrestato otto mesi fa nell’inchiesta calabrese dal nome Rinascita-Scott, e che sta malissimo per la sue condizioni di salute fisica e psichica, è finito in un vero girone infernale.

Chiunque gli si avvicini viene coinvolto in qualche strana trama di polizia. Lui è in carcere con una cartella clinica da brivido, un grave problema all’aorta toracica e il serio pericolo di dissecazione, per cui un Gip ne aveva disposto il ricovero all’ospedale milanese di Niguarda, cosa mai avvenuta.

A questo si è poi aggiunto un preoccupante quadro di tipo psichiatrico, su una persona che ha tentato due volte il suicidio con abuso di farmaci e che aggiunge all’ipertensione e alla costante tachicardia, sempre più frequenti crisi di panico, soprattutto notturne, e un serio peggioramento di una grave forma di claustrofobia che rende il regime carcerario in meno adatto per un superamento dei suoi problemi.

Il professor Nicotera, pur non inserendo nella sua relazione la prima frase agghiacciante con cui Francesco Stilo lo ha accolto, senza conoscerlo, nel carcere di Opera dove è detenuto al centro clinico («Se non mi liberano, so come uccidermi») ha dato un quadro lucido di una persona borderline con tendenze paranoidi peggiorate in seguito al grande incidente di cinque anni fa che gli ha creato anche l’ematoma all’aorta toracica.

«Con la mia collega Rosato – precisa – abbiamo svolto un’indagine attentissima, che si è conclusa con una relazione di sessanta pagine». Francesco Stilo non può stare in una prigione. Ma quando la documentazione sull’incompatibilità dell’avvocato Stilo con il regime di detenzione cautelare in carcere è stata presentata il 5 agosto al tribunale della libertà, è successo un fatto gravissimo.
Mi dovete ringraziare, ha detto subito la pm della Dda Anna Maria Frustaci, perché il professor Nicotera è entrato nel carcere di Opera solo grazie alla mia benevolenza. È risultato infatti dal cervellone informatico della polizia che al suo attivo risulta una “positività” al reato di falso. Avrei dovuto impedirgli di avvicinare il suo paziente, dice. Forse dimenticando che il perito era stato nominato dal gip e che la pm non avrebbe potuto impedire proprio niente. La storia del cervellone, puro fatto burocratico su cui il professor Nicotera casca dalle nuvole, viene così usata, in un certo senso, solo per intimidire chiunque osi avvicinarsi al detenuto prezioso, evidentemente, per l’indagine.

Il professore, psichiatra stimatissimo in tutta la Calabria, è indignato. «Io denuncio il magistrato e chiunque si permetta di insultarmi in questo modo. Io non svolgo solo perizie di parte, ma più spesso quelle d’ufficio, e ne ho appena fatte cinque per la procura di Crotone». Ma gli uomini e le donne di Gratteri tirano dritto. Nominano un perito d’ufficio, il professor Di Mizio. Il quale si guarda bene non solo dall’andare a visitare il paziente, ma anche dal leggere le sessanta pagine stilate dai colleghi. Gli viene mostrato un video, quello dell’ ultimo interrogatorio cui è stato sottoposto l’avvocato Stilo.

Neanche un atto compiuto dai magistrati di Catanzaro, tra l’altro, ma dal pm Eugenio Fusco per rogatoria, da Milano. E da lì lo psichiatra deduce che le condizioni del detenuto sono compatibili con il carcere. Una paginetta e via. Complimenti al perito della Procura!

Ma quell’interrogatorio avrebbe dovuto avere comunque una sua rilevanza, perché proprio quel giorno Francesco Stilo ha riferito al magistrato la sua intenzione di denunciare alla procura di Salerno (competente per fatti che riguardino la magistratura di Catanzaro) la commissione di reati da parte di alcuni pm calabresi.

Ha anche illustrato le proprie condizioni di salute, la cui gravità è stata poi riscontrata nei giorni successivi, quando l’avvocato calabrese ha potuto incontrare il professor Mario Nicotera e la psicologa Bernardetta Rosato.

I due medici, nominati dal gip come periti di parte, hanno fatto quel percorso attraverso l’Italia che evidentemente era troppo faticoso per i pm “antimafia”, si sono presentati al carcere di Opera e si sono intrattenuti a lungo con il detenuto-paziente, producendo, nei giorni successivi, la corposa relazione che stabiliva come la situazione dell’avvocato Francesco Stilo fosse gravissima, quasi su una soglia di difficile ritorno, e necessitasse quanto meno di un immediato ritorno alla libertà o alla custodia nell’abitazione.

Ma nessuno a quanto pare ha letto quelle sessanta pagine. «Evidentemente non interessa la vicenda clinica – sbotta ancora il professor Nicotera – noi abbiamo fatto dei test inequivocabili. Se siamo delinquenti, perché non vanno a controllare il nostro lavoro? Questo processo mi sembra uno show». Quel che appare chiaro è che chi si avvicina agli avvocati accusati dal procuratore Gratteri è avvisato, sta scherzando col fuoco. Ma è dunque così pericoloso l’avvocato Francesco Stilo? Ha forse ucciso, rapinato, spacciato? E’ forse un capomafia? In realtà la prima accusa per cui era stato arrestato era stata proprio quella, prevista dall’articolo 416 bis del codice penale. Ma poi è caduta.

Poi c’era la famosa corruzione di qualcuno che però non è più corrotto secondo la Cassazione, ma per cui comunque sono già scaduti i termini di custodia cautelare. Quindi? Quindi rimane solo il famoso “concorso esterno”, il fumo negli occhi per poter consentire al procuratore Gratteri in ogni intervista di ricordare di aver aggredito il lato alto dell’organizzazione mafiosa, quello del “potere” e dei “colletti bianchi”. Ma allora, viste anche le gravi condizioni di salute del detenuto, quale è la motivazione della permanenza della custodia cautelare dopo otto mesi? Inquinamento delle prove.

Ecco la motivazione ufficiale. E qui si sfiora il ridicolo. In sintesi, i pm della Dda sostengono che l’avvocato Stilo sarebbe un così abile manipolatore da aver imbrogliato anche il proprio psichiatra, inducendolo, in un certo senso, addirittura a scrivere il falso. Immaginiamo che cosa non sarebbe capace di fare da casa, se da Opera ha messo in piedi un tale circo! Marcisci in galera, avvocato!