Tutto il mondo lo ha visto durante le proteste a Washington entrare a Capitol Hill a torso nudo, con un folcloristico copricapo con corna e pelliccia di bisonte, amuleti, tatuaggi e volto dipinto con i colori della bandiera americana. Jake Angeli, 32 anni, italoamericano, è diventato un po’ il volto dei disordini aizzati da Trump contro laratifica della vittoria di Joe Biden.

Meglio conosciuto come lo “Sciamano di QAnon”, è già stato protagonista di diverse proteste contro “l’elezione rubata”, è seguace delle teorie complottiste secondo cui il mondo è governato da una rete segreta di pedofili nemici di Trump e il 6 gennaio con bandiera e megafono alla mano ha guidato il manipolo di manifestanti per ‘espugnare’ la fortezza di Capitol Hill.

Angeli, che vive a Phoenix, è molto noto negli ambienti di ultradestra. Ha risposto alla chiamata di Trump che ha radunato a Washington i suoi per protestare. Era tra i circa tremila che hanno partecipato alla marcia “Save America”. Una folla composita e varia tipica dei comizi di Trump. C’erano i Proud Boys, i Boogaloo, i complottisti di QAnon come lo ‘Sciamano’, famiglie, giovani e donne come quelle di “Women for America First”: un’associazione creata in risposta all’impeachment di Trump poi contro le mascherine.

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La variopinta folla pro Trump, quella che il presidente ha definito “patrioti”, con ogni evidenza si era organizzata da tempo per quell’assedio. Il loro leader, Enrique Tarrio, 36enne di origini cubane di Miami, è stato arrestato lunedì a Washington, per aver bruciato ad un’altra marcia di un mese fa una bandiera di Black Lives Matter strappata da una chiesa nera. Gli hanno trovato addosso munizioni pesanti illegali, ma è stato rilasciato con il divieto di restare nella capitale.

Quando durante le proteste i social media come Facebook e Twitter hanno staccato la connessione a chi postava immagini e commenti che incitavano alla violenza, il popolo di Trump si è spostato su un altro social, Parler: è qui che si sono scambiati informazioni e indicazioni su come aggirare la polizia e su quali attrezzi e armi portare per forzare porte e finestre. Poi si sono dati anche l’ordine “Murder the Media”, uccidi i media, colpendo i giornalisti con le bandiere.

Redazione