L’Italia torna nove anni dopo Sara Errani alle semifinali del Roland Garros grazie all’impresa compiuta da Martina Trevisan. La 28enne toscana riesca fare meglio degli storici quarti raggiunti nel 2020 sempre nello Slam parigino su terra rossa, superando in una battaglia durata tre set la canadese Leylah Fernandez, finalista degli US Open dello scorso anno.

La vittoria finale è arrivata col punteggio 6-2 6-7 6-3, ma Martina poteva chiudere il discorso prima, già nel secondo set, quando le è venuto il ‘braccino’ sul 5-4 e servizio, cedendo alla rimonta della giovanissima canadese di 19 anni, numero 18 al mondo, che l’ha portata al tie break vinto 7 punti a tre. Il terzo set però è praticamente un monologo di Martina, che si porta sul 5-1 e servizio: ancora una volta Fernandez, messa spalle al muro, reagisce e recupera un break portandosi sul 3-5. Per la terza volta a servire per il match, questa volta però Trevisan mantiene la lucidità e chiude il match.

“Sul primo match point ho sentito troppa tensione nervosa. Sentivo troppo di essere a un punto dalle semifinali ma dopo quel punto ho accettato la situazione – ha detto l’azzurra subito il match, commentando la chance mancata di chiudere la partita in due set -. Sono arrivata qui a Parigi con molta energia, con la voglia di spingere ancora di più in campo”, ha aggiunto ricordando il fresco successo nel torneo di Rabat il 21 maggio scorso, primo trofeo alzato al cielo.

Ora Martina dovrà affrontare in semifinale l’altra teenager fenomenale del tennis, l’americana Cori Gauff, 18enne già numero 23 al mondo nella classifica WTA. La Trevisan con questa vittoria raggiungerà almeno la posizione 26 in classifica, superando Camila Giorgi e diventando così la tennista italiana numero uno.

Chi è Martina, dalla famiglia di sportivi all’anoressia

Una famiglia di sportivi, quella di Martina. La madre Monica è maestra di tennis, il padre Claudio calciatore con un passato anche in Serie B, mentre il fratello Matteo ha vinto il doppio a Wimbledon nella categoria Juniores.

Sempre sorridente in campo, Martina ha però attraversato anche un periodo buio quando era soltanto una adolescente. Dietro la rinascita della 28enne c’è una battaglia contro l’anoressia, un tunnel che l’ha inghiottita tra il 2009 e il 2014, quando aveva 16 anni, costringendo la promettente tennista che da juniores aveva fatto vedere colpi da predestinata (raggiungendo le semifinali in doppio al Roland Garros Juniores e a Wimbledon Juniores), a smettere col tennis e ad arrivare a pesare 46 chili nutrendosi di sole bacche.

Anni di buio raccontati in una intervista al Corriere della Sera: “Dentro di me avevo un tarlo. Stavo male e non capivo perché. Soprattutto, avevo paura a dirlo. Sentivo di non essere più in grado di gestire quel che mi girava intorno. Le pressioni sul mio rendimento, i problemi in famiglia (il divorzio tra i genitori, ndr). A ripensarci ora, avrei dovuto fermarmi e scendere: forse non mi sarei ammalata. Ma andava tutto così veloce, e io era una adolescente. Che all’improvviso si è sentita schiacciata da un peso enorme. Che non è andato via neanche quando ho deciso di smettere”.

La svolta fondamentale arriva quando Martina realizza di aver bisogno di un aiuto professionale, affidandosi ad una psicologa. “Credo sia questa la cosa più importante. Riconoscere di non farcela da sola. Ho avuto la fortuna di trovare una persona che mi ha sorretto ogni volta che pensavo di non farcela”, ha raccontato Martina.

Napoletano, classe 1987, laureato in Lettere: vive di politica e basket.