È il trionfo dei Tampa Bay Buccaneers, che portano a casa il Super Bowl numero 55, battendo i campioni in carica, i Kansas City Chiefs, con un perentorio 31 a 9, ma è soprattutto il trionfo di Tom Brady, veterano 43enne che entra nella storia con 7 trofei vinti, aggiudicandosi anche il titolo di miglior giocatore della partita.

È un Super Bowl storico quello che si è disputato nella notte italiana nel Raymond James Stadium, con 25mila tifosi presenti tra cui 7.500 selezionati tra il personale sanitario che è stato vaccinato dal Covid-19: il quarterback della squadra della Florida ha infatti annichilito nel confronto diretto il giovane quarterback avversario Patrick Mahomes, più giovane di 18 anni, considerato il suo erede e trascinatore l’anno scorso della vittoria dei Chiefs.

Brady entra così nella storia, ammesso ovviamente che non lo fosse già prima di questa partita: i suoi 7 titoli su 10 finali sono superiori a quelli di ogni altra singola squadra della NFL, con Patriots e Steelers vincitori al massimo 6 volte. Brady con la vittoria di domenica ha superato anche il leggendario quarterback Joe Montana, considerato il migliore di sempre nel suo ruolo, prima dell’arrivo di Brady.

A differenza di altre icone dello sport americano, come LeBron James o Micheal Jordan, la sua non è la storia di un predestinato: nel 2000, anno in cui venne scelto al Draft, l’evento in cui le squadre di NFL scelgono i migliori prospetti usciti dalle università americane, venne chiamato dopo 198 giocatori, tra cui cinque quarterback. A puntare su di lui furono i New England Patriots, che lo scelsero per la squadra riserve.

Il motivo era evidente: pur venendo considerato un leader, un giocatore dalla grande intelligenza in campo, Brady era anche lento, magro e con scarsa mobilità. Caratteristiche che nel corso della ventennale carriera non sono cambiate più di tanto, ma la sua capacità di lettura del gioco lo hanno portato nell’olimpo del football americano.

La ‘leggenda’ vuole che Brady si presentò al proprietario dei Patriots, il miliardario Robert Kraft, definendosi “la miglior decisione che avesse mai preso”. Anche il suo ingresso in prima squadra è segnato da una storia improbabile per uno sport come la NFL: Brady il 23 settembre 2001, poche settimane dopo l’attentato alle Torri Gemelle di New York, prese il posto del quarterback titolare, Drew Bledsoe, vittima di un brutto infortunio, non lasciando più il campo. Una vicenda insolita: nel football infatti la tradizione vuole che un giocatore infortunato ritrovi il suo posto una volta guarito.

Nel primo anno da titolare Brady portò i suoi Patriots al Super Bowl di New Orleans contro i Saint Louis Rams, una finale segnata ancora una volta da un record. I Rams furono i primi a perdere il Super Bowl con l’ultima giocata: merito proprio del giovane Brady, che sul risultato di parità, invece di portare la sua squadra ai supplementari negli ultimi secondi di gioco, continuò a lanciare per far avanzare i suoi compagni fino a permettere al kicker Adam Vinatieri di ottenere i tre punti decisivi. Quello fu solo il primo dei sette trionfi di Brady, un giocatore che senza dubbio rappresenta la storia della NFL.

Romano di nascita ma trapiantato da sempre a Caserta, classe 1989. Appassionato di politica, sport e tecnologia