Centoventi anni fa, il 29 aprile 1906, in un paesino di montagna delle Marche, nasceva colui che poi sarebbe divenuto il padre del settore energetico italiano. Ieri in Senato, su iniziativa del senatore Terzi di Sant’Agata (FdI), in collaborazione con la Fondazione Alleanza Nazionale, si è tenuto un evento in ricordo di questo speciale compleanno. Scrivere di una personalità così larger than life non è semplice. Lui, che da ragazzo lavorò in officina e in conceria e si diplomò da ragioniere studiando la sera, che durante la guerra si unì ai partigiani bianchi, da parlamentare della DC non ha mai perso la passione per l’industria chimica. E così, nominato commissario liquidatore dell’Agip, Mattei crea l’impero dell’Eni.

Chi era Enrico Mattei: colui che sognava un’Italia dalle energie libere

Mattei sapeva che per modernizzare il Paese occorrevano menti capaci di esprimere una cultura della modernità. La sua azione, infatti, è sempre stata volta all’innovazione, allo sconvolgimento dello status quo e delle “regole” imposte dagli altri. Disobbedienza? Spirito libero? Di certo, voglia di non-sottomettersi a nessuno. Mattei sognava un’Italia dalle energie libere, un’Italia emancipata e indipendente. I suoi discorsi, impregnati di tale visione, avevano il sapore del riscatto. In essi c’è l’idea di un’Italia defraudata dei suoi diritti che vuole trovare il suo posto al sole. C’è l’idea di un Meridione dall’enorme potenziale che deve rinascere ripartendo dal concetto di dignità del lavoro, e non dall’assistenzialismo. Celebri le parole che Mattei pronunciò davanti agli studenti della Scuola di Studi superiori sugli idrocarburi dell’Eni: “Dobbiamo toglierci di dosso questo complesso di inferiorità che gli italiani sono bravi letterati, bravi poeti, bravi cantanti (…) ma non hanno le capacità della grande organizzazione industriale” – disse – “tutto ciò è falso e noi ne siamo un esempio”.

Enrico Mattei e l’Africa: il 75% dei profitti a servizio del territorio

Accanto alla visione di un’Italia fiera, Mattei porta avanti una politica aziendale coraggiosa, nuova, unica. La strategia di contrattazione nelle trattative con l’Egitto, il Marocco, la Libia, il Sudan, l’Iran ne è la dimostrazione. Mattei ha una strategia vincente perché propone una formula diversa da quella del cartello delle Sette Sorelle. A quei Paesi non lascia il 50% dei profitti derivanti dai giacimenti, come erano soliti fare gli altri. Lascia il 75%. Firma accordi diretti tra i Paesi produttori e consumatori, sconvolgendo il monopolio mondiale di fornitura del petrolio. Questa è stata la forza dell’Eni: la scelta di attuare un modello imprenditoriale nel Paese al servizio del territorio, e viceversa.

Enrico Mattei, un messaggio più attuale che mai

Come gli accordi di Mattei prevedevano una compartecipazione e una co-gestione in perfetta eguaglianza tra i Paesi consumatori e i Paesi produttori di petrolio, così lo stesso principio valeva nelle tante terre italiane dove l’Eni fondava stabilimenti. Per il benessere del territorio, ben prima che per il profitto. Un messaggio più attuale che mai.

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Classe 1998, nata sotto il segno del cancro. Veneta, al momento a Roma. Seguo la politica estera e le cronache parlamentari. Tennista a tempo perso, colleziono dischi in vinile e li ascolto rigorosamente davanti a un calice di rosso. Kierkegaard e Nozick due grandi maestri.