Meloni e il Governo stanno puntando molto sul Piano Mattei, almeno da un punto di vista squisitamente comunicativo: si tratta di una anomalia per la politica italiana, nel cui dibattito la leva della politica estera è generalmente poco utilizzata. Se ne è discusso, ma in un confronto caratterizzato dall’assenza di elementi concreti. Gran parte di sostanza e contenuti del programma non sono cioè ancora stati presentati.

Chi conosceva il Piano

A testimonianza di ciò, stando alla ricerca condotta nell’ottobre 2023 dalla grande ong sanitaria africana Amref, in collaborazione con Ipsos, solo il 12% degli italiani conosceva il Piano. Esso prende il nome dal grande dirigente pubblico Enrico Mattei, in un’ottica evocativa che punta, nelle intenzioni, a fondare gli accordi con i Paesi africani su una base di collaborazione paritaria. Una occasione per chiarirne l’entità è stato il vertice “Italia-Africa” tenutosi in Senato il 29 gennaio, organizzato dal Governo come evento di inaugurazione dell’anno di presidenza di turno del G7, con il fine di iniziare un processo di rafforzamento della cooperazione tra l’Italia e oltre 40 Stati africani. Meloni ha qui rilanciato il “Piano Mattei per l’Africa”, spiegando che esso “può contare su una dotazione iniziale di oltre 5,5 miliardi di euro tra crediti, operazioni a dono e garanzie, dei quali circa tre miliardi verranno destinati dal Fondo italiano per il clima, e circa due miliardi e mezzo dalle risorse della cooperazione allo sviluppo”.

L’intenzione del governo

Con quest’affermazione, e con la presentazione del programma come un insieme di “interventi strategici, concentrato su poche, fondamentali, priorità di medio e lungo periodo”, tra le quali salute, formazione ed energia, si è nei fatti svelato che l’intenzione del Governo è quella di allocare verso il Piano fondi già esistenti, stanziati in realtà per altri obiettivi. Per fare un esempio, il Fondo italiano per il clima è stato istituito sotto l’esecutivo Draghi dalla legge di Bilancio 2022 (con il supporto di tutti i partiti eccetto proprio Fratelli d’Italia), in linea con gli impegni presi a livello internazionale nel 2015, rivolti alla lotta ai cambiamenti climatici nei Paesi in via di sviluppo. Ancora, secondo Openpolis, fondazione che promuove l’accesso alle informazioni pubbliche, la legge di Bilancio 2024 prevede 6,5 miliardi da destinare alla cooperazione allo sviluppo, senza finanziare però interventi nei Paesi africani. Non solo: quel poco che si conosce sulla prassi del Piano mostra come esso comprenda attività già avviate. Si pensi agli accordi con l’Algeria per il rifornimento di gas naturale dopo la sospensione russa, portati a casa sempre dal Governo Draghi nell’aprile 2022, o l’insieme del blocco delle effettive politiche di cooperazione e sviluppo con l’Africa, dal Fondo migrazioni fino ai progetti in collaborazione con l’Eni sulla produzione dei biocarburanti, passando per gli investimenti definiti in via bilaterale.

L’attività di quattro anni

L’unico provvedimento concreto che il Governo Meloni ha preso finora è stato il decreto-legge presentato in Parlamento a novembre e convertito in gennaio. Questo è composto da diversi articoli, ma non indica progetti che saranno finanziati dal Piano o risorse che verranno usate. La misura si limita a definire i settori di partnership tra Italia e Paesi africani, dando al Governo il compito di perseguire una attività di quattro anni (rinnovabili, tramite decreto del Presidente del Consiglio, dopo il parere delle commissioni parlamentari). Definizione e attuazione saranno poi compito di una Cabina di regia, della quale faranno parte PdC e più ministri, affiancati da una struttura di missione. Complessivamente oggi il Piano Mattei appare, se non una scatola vuota, perlomeno una da riempire in gran parte, in cui sono inseriti al massimo progetti programmati già da tempo, sui quali hanno investito anche rilevanti aziende pubbliche. Sembra quindi che il Piano abbia l’obiettivo principale di far risaltare il ruolo politico esecutivo nella attività di coordinamento. C’è da dire che la stessa Von der Leyen ha espresso apprezzamento per le intenzioni, in una logica però integrativa con il Global Gateway europeo, e cioè la grande strategia di sviluppo infrastrutturale promossa dalla Commissione. Essa è stata inaugurata proprio con il pacchetto di investimenti cooperativi Africa-Europa, dal valore complessivo di ben 150 miliardi, che rafforzeranno le relazioni dell’intera Ue con gli Stati africani coinvolti.

Il punto demografico

Il Piano Mattei può inserirsi in questo contesto, come una appendice del Global Gateway. L’Africa è composta da 54 Stati e una moltitudine di popoli diversissimi tra loro: secondo le Nazioni Unite, nel 2050 la popolazione africana sarà cresciuta di circa 1 miliardo, raggiungendo i 2,3 miliardi di persone, con un’età media intorno ai 20 anni (nello stesso periodo l’Italia, ad esempio, vivrà un declino demografico con meno 7 milioni di abitanti, un rilevante aumento degli ultraottantenni e un conseguente calo della ricchezza nazionale). Il limite è pensare che l’Italia possa fare da sola “un grande Piano per l’Africa”, aldilà di qualsiasi ridotta prospettiva di consenso. Tornando alla rilevazione di Amref con la quale eravamo partiti, per il 42% il Paese dovrebbe comunque fare di più per supportare il Continente africano, con la percentuale che sale però fino al 65% quando si chiede se a fare di più non dovrebbe essere tutta Europa. Occorre correre insieme, come in tutte le enormi sfide internazionali, nella direzione ambiziosa della già avviata e salda Global Gateway, abbracciando un approccio politico sempre più chiaro, comprensibile e responsabile.