L'intervista
Concia: “Da Mani Pulite in poi la sinistra è condizionata dal “partito” dei giudici. Al referendum un Sì per tutti i Craxi d’Italia”
Anna Paola Concia, ex parlamentare del Pd, personalità di punta della sinistra garantista e riformista, schierata per il Sì al referendum sulla riforma Nordio, punta, con questa intervista esclusiva a “Il Riformista”, l’indice contro una sinistra che non vuole fare i conti con Bettino Craxi, neppure più di un quarto di secolo dopo.
Il 19 gennaio sono 26 anni dalla drammatica morte di Bettino Craxi, in esilio, rifugiato politico dello Stato Tunisino, a Hammamet. Lo hanno omaggiato al cimitero cristiano finora tutti i partiti del centrodestra, compreso il presidente del Senato, Ignazio La Russa. Per il centrosinistra lo hanno fatto Iv di Matteo Renzi, singoli parlamentari del Pd, ma a titolo individuale. Mancano all’appello solo i dem per le delegazioni ufficiali. Come se la spiega questa vistosa assenza della sinistra?
«Me la spiego con il fatto che la sinistra purtroppo ha una forte componente giustizialista che da sempre considera Craxi un “poco di buono”, quindi non vogliono mescolarsi. Quella componente oggi è maggioritaria, subendo anche il grande influsso del M5S che il garantismo non sa dove sia di casa, ed è molto “manettaro”. Non è una offesa, è un dato di realtà. È garantista solo con i suoi e continua a dare patenti di “moralità” a mani basse».
Stefania Craxi (FI), presidente della commissione Esteri e Difesa del Senato, che, con la omonima Fondazione da lei istituita, dal 16 gennaio è in visita con iniziative in Tunisia (il clou sarà oggi 17 gennaio), ha più volte rimarcato che la sinistra non può rivedere il suo giudizio su Craxi proprio perché è andata al governo con ‘mani pulite’. È d’accordo?
«Che la sinistra da mani pulite in poi sia molto condizionata dal “partito” dei giudici che ne influenza le scelte, purtroppo è vero. Ed io me ne rammarico, avendo abbracciato la cultura garantista esattamente con lo scoppio di mani pulite, quando a destra come a sinistra in quel periodo mostravano cappi in parlamento e lanciavano monetine io con altre e altri ci interrogavamo sulle garanzie nei processi, sulla equità dei processi e sul rapporto tra politica e magistratura».
Lei è una delle personalità che hanno dato vita alla manifestazione della “Sinistra per il Sì”, al referendum sulla riforma della Giustizia, di “Libertà Eguale” di Enrico Morando e Stefano Ceccanti a Firenze. Il suo sarà un Sì anche per Craxi, condannato sulla base del teorema non poteva non sapere?
«Per tutti i Craxi d’Italia, nel senso dei cittadini comuni che subiscono processi ingiusti, e molto spesso processi mediatici con condanne sui giornali senza processo. Ma soprattutto perché finalmente si metta un po’ di ordine nelle figure processuali con una differenza di carriere tra Giudici e PM».
Per Craxi ci fu “una durezza senza eguali”, accusò nel 2010 l’allora Capo dello Stato, Giorgio Napolitano (anche lui, prima che fosse eletto al Quirinale, con Emanuele Macaluso ed altri ex “miglioristi” del Pci in Libertà Eguale) poi però quella altisonante denuncia, in una lettera alla vedova, signora Anna Craxi, non ebbe seguito a sinistra. Perché?
«Perché la cultura garantista è minoritaria nel Pd E perché una seria riflessione sulla stagione di mani Pulite non si vuole fare».
Lei viene dal Pci, pensa che anche Enrico Berlinguer fece errori nel “duello a sinistra” e nella stessa battaglia interna che ci fu nel Pci con l’area “migliorista”?
«Dal punto di vista della cultura politica Enrico Berlinguer con la “questione morale” si è messo su un piedistallo, dal quale i suoi eredi ancora non scendono. “I duelli a sinistra” possono essere anche molto positivi ci vuole però un riconoscimento reciproco».
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