Il commento
Consenso informato, restituire ai genitori la responsabilità educativa
Mi sia consentito di esprimere, ancora una volta, il mio pensiero in merito alla legge che ha introdotto il consenso informato da parte dei genitori in merito ai contenuti proposti durante le attività di educazione affettiva e sessuale a scuola.. Questa legge – di cui ho condiviso e condivido pienamente il contenuto e i principi ispiratori – non vuole fare altro che mettere, mi si passi l’espressione, in ordine le cose, richiamando i genitori all’esercizio della propria responsabilità educativa. La famiglia, infatti, è la prima agenzia educativa, la prima responsabile dell’educazione della prole.
La scuola, la Chiesa, tutte le altre realtà che svolgono azioni educative e formative sono solo di supporto, di aiuto ai genitori cui compete il diritto ed il dovere di educare i figli, in un’azione condivisa, libera e liberante. Il consenso informato dei genitori consente l’acquisizione di una consapevolezza educativa da parte di tutti: dei genitori che saranno chiamati a conoscere, ad informarsi circa i contenuti che saranno proposti ai figli durante l’attività didattica, un’occasione quindi di conoscenza e approfondimento, delle scuole che saranno chiamate a progettare, a dettagliare, a strutturare percorsi con, se possibile, ancora maggiore impegno e cura anche nella chiarezza delle loro proposte.
L’educazione sessuale ed affettiva ha a che fare con i principi educativi primari, con le visioni antropologiche che non devono essere imposte, mai, a nessuno, se non sono condivise. Se, poi, riteniamo che alcuni genitori, per i motivi più diversi, non sono in grado di comprendere i contenuti e quindi non sono in grado di dare il loro consenso in modo consapevole, allora si prevedano attività di supporto alla genitorialità, in questo modo saranno evitate tante tragedie familiari causate dalla incapacità dei genitori di educare e da una concomitante assenza di rete sociale.
La critica alla legge sul consenso informato non può avere come unico fondamento l’idea che i genitori non hanno i mezzi per poter esercitare il loro diritto in modo consapevole, perché questo significa ritenere tutti i genitori incapaci di educare, cosa assolutamente non vera. Se ci sono famiglie con difficoltà, allora intervenga la rete sociale, ma la presunta incapacità delle famiglie a comprendere quanto la legge Valditara chiede loro non deve diventare il pretesto per il quale si fanno passare a scuola idee e visioni antropologiche che nulla hanno a che vedere con l’impostazione educativa della famiglia.
E’ una coerenza di idee e di impostazioni che sono certa sarà utile e proficua anche per il contrasto alle diverse forme di violenza che sono causate da una mancata educazione alla relazione, con se stessi e con gli altri. Diamo, dunque, a tutti la possibilità di esercitare i loro diritti e i loro doveri: diamo, nel caso dei genitori, a loro la possibilità di educare i figli. Certo è strano che si debba investire tempo ed energie per dibattere su un elemento che dovrebbe essere scontato, ossia che sono i genitori i primi responsabili dell’educazione dei figli. Purtroppo è così: ciò che è scontato, in realtà non lo è. Prendiamo il buono: è un’occasione per riflettere e approfondire sulle radici delal nostra umanità.
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