Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte lancia il patto per la Salute e promette un investimento senza precedenti entro il 2023, 10 miliardi di euro per il Sistema Sanitario Nazionale.

Primo premier a intervenire in conferenza stampa al ministero di Lungotevere a Ripa, tiene a distinguersi dai governi che lo hanno preceduto ma “senza polemiche con il passato”, assicura. La strategia sembra chiara: tutelare il diritto fondamentale alla salute, garantire prestazioni sanitarie più efficaci, servizi più efficienti, condurre la lotta alle disuguaglianze territoriali. Perché “rafforzare questo comparto è il massimo strumento di coesione”, afferma, ma anche una cartina di tornasole per “misurare il grado di civiltà di un Paese”, al di là del Pil.

Nella manovra che sarà varata a giorni, sono già previsti i primi due miliardi per il 2020. Così, “si chiude definitivamente la stagione dei tagli alla salute e si ricomincia a investire in maniera importante”, garantisce il ministro Roberto Speranza, parlando di un raddoppio dei fondi per la sanità e di un programma, nei primi cento giorni, che ha seguito l’articolo 32 della Costituzione come un faro.

Solo negli ultimi tre mesi, il ministero guidato dal coordinatore nazionale di Articolo 1 ha ottenuto, tra l’altro, lo stanziamento dei due miliardi sul fondo del Ssn in manovra per il 2020, di altri due miliardi per l’edilizia sanitaria e di 235 milioni per l’acquisto di strumentazione di diagnostica di primo livello nei 50mila studi di medicina generale, l’abolizione del superticket, il rinnovo dei contratti ai lavoratori pubblici (bloccati da 12 anni), la stabilizzazione di circa 32mila tra medici e infermieri e di 1.600 ricercatori.

Quello che ha unito la squadra è “la tutela della salute”, dice il viceministro Pierpaolo Sileri, raccontando di un Sistema Sanitario Nazionale invidiato dal mondo intero: “Vogliamo difendere la più grande opera pubblica in Italia”. Mettere da parte ogni protagonismo politico è il primo modo per non fallire, per non mettere a rischio il futuro di tutti, sostiene la sottosegretaria, Sandra Zampa. Nei suoi obiettivi, per abbattere il muro delle disuguaglianze, c’è l’ascolto di pazienti e familiari che subiscono le conseguenze di una sanità che non è – ancora – uguale per tutti: “Abbiamo la responsabilità di fare la differenza tra una vita nella salute e nella tranquillità fisica e una vita nella malattia e nel disagio, e siamo appena partiti. Non ci resta che metterci al lavoro”.