In un tempo in cui le frodi corrono alla velocità dei traffici globali, si mimetizzano nei circuiti digitali e sfruttano la complessità dei mercati internazionali, il contrasto agli illeciti non è più soltanto una funzione tecnica dello Stato, ma una sfida decisiva per la tutela della legalità, della concorrenza e della sicurezza dei cittadini. Alla vigilia della prossima Conferenza Nazionale Antifrode del 21 e 22 aprile, l’intervista al consigliere Sergio Gallo, magistrato di Cassazione e Direttore Generale Antifrode dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, offre l’occasione per comprendere come stiano cambiando il volto delle frodi e gli strumenti necessari per intercettarle.

Quali sono oggi le principali tipologie di frode e in che modo l’evoluzione del commercio online sta cambiando il volto delle frodi doganali?
«Il quadro attuale è profondamente diverso rispetto a pochi anni fa. Le frodi IVA e doganali superano i 45 miliardi di euro secondo i dati più recenti della Procura Europea. Molti di questi fenomeni sfruttano differenze normative e debolezze nei controlli tra Stati membri, con l’uso di società nel commercio di beni di lusso. Parallelamente, l’e-commerce ha introdotto nuovi rischi: pacchi di basso valore provenienti da Paesi extra-UE, con dichiarazioni sottostimate, classificazioni merceologiche errate o tentativi di elusione di IVA e dazi. L’aumento dei volumi mette sotto pressione tutti i sistemi doganali europei e richiede strumenti di analisi sempre più sofisticati».

Negli ultimi anni l’ADM ha puntato molto sull’analisi del rischio e sull’intelligenza artificiale. Come funzionano questi strumenti?
«L’intelligenza artificiale consentirà di analizzare in tempo reale milioni di dati provenienti da dichiarazioni doganali e flussi commerciali, individuando pattern sospetti che possono indicare sottovalutazioni, classificazioni improprie o tentativi di elusione di tributi. Questo approccio è particolarmente efficace per l’e-commerce. L’IA non sostituisce l’esperienza dei funzionari, ma la amplifica. L’integrazione di tecnologia e professionalità costituisce il vero valore aggiunto del nuovo modello data-driven, predittivo e pienamente integrato a livello nazionale ed europeo».

Come riuscite a bilanciare l’efficacia dell’azione antifrode con la tutela della privacy?
«L’obiettivo degli algoritmi non è la profilazione di massa, ma l’individuazione di anomalie oggettive. L’Agenzia applica il principio di minimizzazione previsto dal GDPR, raccogliendo solo le informazioni strettamente necessarie per valutare il rischio. Quando possibile, si ricorre a tecniche di anonimizzazione o pseudonimizzazione. L’obiettivo è coniugare innovazione e protezione dei consumatori con fluidità e velocità dei flussi commerciali».

La lotta alle frodi e ai traffici illeciti non ha solo un impatto sul gettito erariale, ma anche sulla tutela del made in Italy, in particolare nell’agroalimentare…
«L’Italia ha sviluppato uno dei sistemi antifrode agroalimentari più avanzati d’Europa. I dati del 2024 mostrano l’efficacia di questa rete: 54.882 controlli su 28.558 operatori, oltre 54.000 prodotti esaminati, con quasi 13 milioni di chili di merce irregolare sequestrata per un valore di oltre 22 milioni di euro, 6.136 sanzioni amministrative, 2.381 ingiunzioni di pagamento e 161 notizie di reato trasmesse alla magistratura. Il 12,9% dei prodotti controllati e l’8,6% dei campioni analizzati erano non conformi, con particolare attenzione a DOP, IGP e prodotti biologici».

Quali sono le priorità strategiche della Direzione Antifrode del futuro?
«Si sviluppano su tre filoni principali: cooperazione interistituzionale, aggiornamento normativo e rafforzamento delle competenze interne. La cooperazione garantisce coordinamento tra strutture centrali, regionali e territoriali. L’adeguamento normativo riguarda l’armonizzazione dei controlli e la creazione di strumenti di vigilanza efficaci. Infine percorsi formativi mirati e la progressiva integrazione dell’intelligenza artificiale consentono di passare da un modello reattivo a uno predittivo».

Quali messaggi chiave intende portare alla prossima Conferenza Nazionale Antifrode?
«Un primo messaggio riguarda l’interoperabilità: la lotta alle frodi è efficace solo se condotta in maniera coordinata tra strutture nazionali ed europee. Il secondo punto riguarda l’innovazione tecnologica: IA deve supportare le decisioni operative, rendendo i controlli più mirati e meno invasivi. Ma il vero fattore determinante restano le persone: investire nelle competenze e nella formazione avanzata è indispensabile. In sintesi, Conferenza e Rete Nazionale Antifrode sono strumenti complementari per un’azione più coordinata, moderna e trasparente, con un approccio integrato tra tecnologia, intelligence e professionalità».

Maurizio Pizzuto

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