C’è qualcosa di molto siciliano in questo romanzo di Michele Ainis, il noto giurista (non a caso messinese) intitolato “Controtempo” (La Nave di Teseo): molto siciliano nel senso di quell’aria interrogativa e indefinita che aleggia in ogni pagina. Espressione dell’impossibilità di distinguere il reale dal fantastico, di afferrare i nessi tra la vita passata e quella presente, di mettere a fuoco l’identità delle persone. Pirandello, certo, ma anche Sciascia o Vittorini. Tutto è avvolto nelle spire dell’incertezza. D’altronde, il protagonista – o meglio, il fantasma del protagonista – da ragazzo viveva a Messina, tra figure sfumatissime che lo inseguiranno nel ricordo, in un “dopo” che si mescola col “prima”: appunto, “controtempo”. Come se il presente facesse a pugni con il passato in un match senza vincitori e vinti. Giacché, questo pare essere il punto, il tempo non ha un senso – «è inafferrabile» – e nemmeno la fisica più avanzata sa compiutamente sbrogliare la matassa.

Il romanzo di Ainis, scritto benissimo in una prosa intrinsecamente drammatica, parte come un giallo: Orlando (il cognome non c’è), farmacista, non si trova più. Scomparso. Che fine ha fatto? Nasce questo personaggio vagamente simenoniano, uno sconfitto dalla vita. Per tutti i primi capitoli, il libro cattura l’attenzione con questa storia inspiegabile che i vari personaggi, soprattutto femminili, non riescono a risolvere. «La prima a notarne l’assenza è stata la vicina. Si chiama Letizia, anche se è sempre corrucciata». Nemmeno l’ispettore Brigandì, che pare davvero una figura sciasciana, ci capisce qualcosa. Più avanti Ainis ci porta dentro una sovrapposizione di tempi che riguarda Orlando ma anche la figlia, intrecciando un groviglio nel quale non si distingue più il tempo e «il futuro coincide col passato» e la memoria non aiuta, Orlando «se n’è dimenticato, del passato come del futuro». La memoria, già: «L’orologio dei ricordi batte un tempo diverso per ogni persona. O anche per la stessa persona, nei diversi tempi della vita. Giacché i ricordi si muovono, come l’onda che risale il bagnasciuga».

Ainis insiste su questa idea con immagini efficaci: i ricordi non sono fissi, ma mobili, instabili, come onde che risalgono il bagnasciuga. Ogni individuo possiede un proprio tempo interiore, incoerente e mutevole. Non c’è dunque speranza che i conti tornino. Il romanzo procede nel buio. Si viene risucchiati nel buco nero del Tempo fino a perdere l’identità, come accadrà al farmacista. C’è un romanzo di Sciascia nel quale il protagonista sul traghetto verso Messina all’alba si chiede dove sia la Sicilia: «Forse non c’è più…». Ecco, “Controtempo” di Michele Ainis è un’amara presa d’atto dell’impossibilità di capire, di trovarsi, di esserci. Forse il Tempo non c’è più.