Una prima svolta nell’inchiesta della Procura di Milano sui contagi e le morti tra gli anziani ricoverati al Pio Albergo Trivulzio, la “Baggina”, come viene comunemente chiamata dai milanesi. I magistrati hanno iscritto nel registro degli indagati Giuseppe Calicchio, direttore generale della struttura sanitaria, per le ipotesi di reato di omicidio colposo ed epidemia colposa. Si tratta del primo atto formale del pool di magistrati, guidati dal procuratore aggiunto Tiziana Siciliano, che stanno indagando sul ruolo di ospedali e strutture sanitarie in Lombardia in merito al contagio e ai morti da Covid-19.

Sarebbero quasi 150 le morti avvenute nell’istituto dopo lo scoppio dell’epidemia di Covid-19 sulle quali indagano gli investigatori, secondo quanto scrive il Corriere della Sera. Nella giornata di venerdì lo stesso Calicchio aveva partecipato a una videoconferenza con gli ispettori dell’Istituto Superiore di Sanità, che hanno avviato  una propria indagine sui morti nelle Rsa della Lombardia. In quell’occasione il Dg del Pio Albergo Trivulzio si sarebbe presentato col suo avvocato, come ricostruito dal Corriere.

Come scrivono Giuseppe Guastella e Gianni Santucci, l’incontro tra Calicchio e gli ispettori  iniziato con un clima di grande tensione proprio per la presenza dell’avvocato del Dg. “Il dialogo che ne è seguito – si legge sul Corriere – può essere ricostruito così: «Dottor Calicchio, perché si presenta in questa occasione con il suo avvocato? Guardi che non è un processo». È il legale a rispondere: «Posso allontanarmi, se ritenete». Gli ispettori  si sono limitati a specificare che poteva assistere, ma senza intervenire. Gli incaricati del ministero hanno chiesto alla dirigenza del Pat una mole di documenti, ben più corposa rispetto alle prime relazioni”.

Negli altri fascicoli sulle case di riposo al vaglio della Procura di Milano sono iscritti per gli stessi reati anche i legali rappresentanti dell’istituto Don Gnocchi e della Sacra Famiglia di Cesano Boscone. Ieri il presidente dell’Istituto superiore di sanità Silvio Brusaferro aveva parlato di “1822 decessi nelle Rsa della Lombardia”.