Come mettere un elefante in una cristalleria. È la mossa pensata e messa nero su bianco dalla Regione Lombardia con una delibera regionale dell’8 marzo scorso (la XI-2906, ndr), approvata quindi ad emergenza Coronavirus già ampiamente iniziata, in cui si disponeva di individuare nelle case di riposo per anziani un luogo in cui ospitare persone contagiate da Covid-19.

Una mossa sbagliata, come testimonia il caso del Pio Albergo Trivulzio di Milano, dove ci sarebbero stati circa 70 morti per Coronavirus, tanto da spingere il viceministro della Salute Pierpaolo Sileri ad aprire una pratica interna. “Attendo una valutazione dei Nas e una risposta da parte della Regione Lombardia. Voglio anche consultarmi con il ministro Speranza, credo che un’ispezione sia utile”, ha spiegato Sileri.

Le RSA lombarde, le residenze sanitarie assistenziali, avevano deciso lo scorso 23 febbraio di blindarsi per tutelare i loro ospiti, persone spesso con patologie la cui età media oscilla tra i 70 e gli 80 anni. Una mossa bloccata dalla Regione dopo sole 24 ore, con l’invito a riaprire sfociato quindi l’8 marzo con la delibera in cui si diede il via libera al ricovero nelle case di riposo di pazienti positivi al Covid-19 per liberare posti nelle terapie intensive e sub-intensive.

“In Regione nessuno si è reso conto del fatto che non si poteva scaricare un simile peso in luogo dove vivono anziani con patologie croniche. Un luogo che dovrebbe essere quello più tutelato e che non può essere utilizzato in modo strumentale per supportare gli ospedali”, ha denunciato quindi in una intervista Luca Degani, presidente regionale di Uneba, l’associazione cui fanno capo 400 case di riposo lombarde.

A ‘bubbone’ ormai esploso il governatore lombardo Attilio Fontana ha spiegato che “finora mi risultava che non fosse successo nulla”. Il presidente della Regione più colpita dall’epidemia di Coronavirus ha spiegato a Repubblica che chiederà “un rapporto e se ci saranno decisioni da prendere o responsabilità da accertare vedremo”.