Continuano le riunioni dei vertici Rai sulla vicenda che riguarda Sigfrido Ranucci e la conduzione di Report. Secondo quanto si apprende, ai piani alti si stanno valutando tutti gli aspetti per evitare eventuali cause di lavoro. Le riunioni dell’ad Giampaolo Rossi con il direttore Affari legali, Francesco Spadafora, e il direttore delle Risorse umane, Felice Ventura, servono, sempre secondo quanto si apprende, anche a valutare un ruolo per Ranucci che sia in linea con la sua qualifica.

Si parla di dare a Ranucci la direzione della scuola di giornalismo Rai di Perugia. La decisione dovrebbe arrivare a giorni, se non ad horas. Di certo c’è che Sigfrido Ranucci va verso l’uscita da Report. È questa l’ipotesi sulla quale si stanno orientando i vertici di viale Mazzini, chiamati a decidere il futuro del giornalista e della trasmissione. Sul tavolo non c’è soltanto un cambio di conduzione: la Rai valuta anche una trasformazione del format, con un modello più interno e senza un unico volto ufficiale. Il destino di Ranucci alla guida di Report, secondo le stesse fonti, appare segnato. Il giornalista e vicedirettore Rai dovrebbe essere rimosso dalla conduzione per una «questione di opportunità». La decisione, sempre secondo quanto filtra, non sarebbe determinata dalla vicenda giudiziaria che lo riguarda dopo l’attentato di cui è stato vittima e l’arresto di Valter Lavitola, indicato come mandante. Il dossier si muove su un altro piano, quello disciplinare, anche alla luce delle indicazioni arrivate dal Comitato etico.

La questione è dunque editoriale. E riguarda una crisi che ha investito prima Report e poi la credibilità dell’azienda che lo trasmette. Ranucci è il responsabile di un epic fail che ha finito per trascinare nel suo gorgo anche il programma. La Rai sembra ora intenzionata a intervenire non soltanto sul conduttore, ma sul meccanismo che ha portato a una identificazione sempre più stretta tra il giornalista e la trasmissione. Il futuro di Ranucci, intanto, dovrebbe restare all’interno dell’azienda. Al giornalista sarebbero destinate tre proposte di mansioni equivalenti alla sua professionalità.

Per Report, invece, sono stati sondati diversi nomi. Tra questi Milena Gabanelli, Peter Gomez, Riccardo Iacona e Federico Ruffo. Gomez potrebbe incontrare un ostacolo nel suo attuale ruolo di direttore de Ilfattoquotidiano.it. Ma sono alte anche le quotazioni di Sabrina Giannini, che è nata professionalmente in Rai con Gabanelli nella prima nidiata di Report e oggi conduce su Rai Tre “Indovina chi viene a cena”.

 

Ma proprio la ricerca di un nuovo conduttore potrebbe non essere la soluzione scelta. L’ipotesi che prende maggiore consistenza è quella di cambiare il format. Alla Rai piace il modello interno di Report: valorizzare la squadra, compresi i professionisti più giovani considerati promettenti, e distribuire la responsabilità delle inchieste senza concentrare tutto su un solo volto. Potrebbe essere stato talmente forte, l’implosione del caso-Ranucci a Report, da aver raso al suolo addirittura il format della conduzione ufficiale, dunque. Le inchieste potrebbero essere lanciate di volta in volta da uno o più giornalisti della redazione. Per dare un segnale forte di discontinuità, la prima puntata del nuovo Report potrebbe vertere sui video che ritraggono Ranucci confessare una serie di marchingegni elucubrati per far entrare materiali video in Rai. Pagati, sempre con i soldi pubblici, ci mancherebbe, attraverso vestizioni di comodo. I video, girati con una telecamera nascosta in un ristorante – in tempi in cui non c’era ancora quello di Lavitola – sono tutti disponibili sul sito del Riformista.

Flavio Tosi, oggi europarlamentare di Forza Italia ed ex sindaco di Verona, ha rievocato l’origine di quei video, girati da una persona vicina alla Lega allo scopo di documentare il dietro le quinte di Report. «Ranucci venne a stare a Verona per settimane, cercava materiale compromettente su di me, in particolare voleva ottenere un video erotico per delegittimarmi. Video che naturalmente non esisteva». Nasceva così, come Il Riformista ha documentato sin dal 2021, la pornografia giudiziaria targata Rai. Il fondo del barile, toccato il quale si può – e si deve – solo provare a risalire.

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Ph.D. in Dottrine politiche, ha iniziato a scrivere per il Riformista nel 2003. Scrive di attualità e politica con interviste e inchieste.