Il Movimento 5 Stelle è in subbuglio non solo nei due rami del Parlamento, ma anche nelle città in cui amministra zoppicando. Una nuova grana è scoppiata in queste ore a Torino, dove governa con una maggioranza traballante in Sala Rossa la sindaca grillina Chiara Appendino.

A far tremare i polsi al primo cittadino è un suo fedelissimo, Fabio Versaci, già presidente del Consiglio comunale. In un post su Facebook Versaci fa intendere di essere pronto a mollare la barca a 5 Stelle: motivo dello scontro la questione delle alleanze sul territorio, che i vertici romani del Movimento vedono come occasione per siglare un accordo in pianta stabile col Partito Democratico, l’ormai nota unione per una “forza progressista”.

Versaci, a differenza di altri compagni di Movimento, aveva sempre difeso a spada tratta la sindaca, anche quando parte dei consiglieri ne avevano criticato alcune scelte. Ma sull’ipotesi di allearsi col PD è arrivata la contrapposizione chiara ed evidente, dato che la stessa Appendino vede con favore il “campo largo”.

Per Versaci “allearsi con il PD darebbe al Movimento un risultato sotto la doppia cifra, vorrebbe dire contare poco e ambire giusto ad un paio di assessorati in caso di vittoria. Tra l’altro, cosa per niente scontata, perché questo suicidio politico regalerebbe al CDX una compagna elettorale molto semplice”. E in caso di sconfitta “sarebbe il fallimento del cosiddetto campo progressista, visto che si vuole usare Torino come laboratorio”.

Quindi l’affondo contro la sindaca Appendino, che sa di rottura: “Negli ultimi periodi mi sono spesso chiesto come si possono proseguire gli ultimi mesi di mandato con visioni politiche così differenti, per questo motivo sto davvero faticando a sostenere una sindaca che non si confronta più con la sua maggioranza, tranne che sui giornali”, è la dura accusa del consigliere grillino.

Versaci quindi si rivolge ad Appendino e chiede di essere “trasparente il più possibile e dirci in che modo vuole costruire questa convergenza con un partito democratico locale che le sbatte sempre la porta in faccia. Oppure spera che i vertici Romani di PD e M5S ci impongano un’alleanza? Credo sia arrivato il momento di essere onesti sinceri, procedere in questa situazione per quanto mi riguarda è diventato impossibile”.

IL CASO ROMA – Ma se Atene piange, Sparta non ride. Così ai problemi della sindaca Appendino vanno sommati quelli di Virginia Raggi. Nei giorni scorsi il primo cittadino della Capitale ha dovuto fare i conti con l’addio al Movimento 5 Stelle di Gemma Guerrini, passata nel ‘gruppo Misto’ dell’Assemblea capitolina.

“Il fatto che io mi sia dimessa nel 2019 da presidente vicaria del Consiglio della città metropolitana di Roma Capitale, dove il Movimento è al governo, e il fatto che io mi dimetta dal gruppo e contestualmente lasci il Movimento, sia dimostrazione sufficiente del tipo di giudizio che io do a questa amministrazione. A cui è da aggiungere come corollario che non supporterò nessuna forza politica che sosterrà la candidatura dell’attuale sindaca alle prossime elezioni amministrative romane”, è stato l’atto di accusa della Guerrini.

L’ormai ex consigliera pentastellata aveva sottolineato nel corso del suo intervento che il Movimento “ha ufficialmente cambiato veste e natura, quelli che consideravo errori del M5S romano o capitolino, si sono rivelati funzionali a un progetto inesistente nel 2016, quando tutti noi siamo stati eletti”.

Con cinque fuoriusciti in cinque anni di sindacatura, la Raggi non può contare più sulla maggioranza in Aula: i grillini sono rimasti in 24 contro i 24 consiglieri di opposizione. Decisivo resta quindi il voto dello stesso sindaco Raggi.

 

 

 

Romano di nascita ma trapiantato da sempre a Caserta, classe 1989. Appassionato di politica, sport e tecnologia