Enrico Letta rilancia. Il segretario del Partito Democratico spiega, in una lunga intervista a Il Tirreno, le prossime mosse all’interno dei Dem partendo da una questione delicata e che provocato malumori fortissime poche settimane fa, quando segretario era ancora Nicola Zingaretti: la presenza femminile nei posti chiave.

Dopo aver nominato nella segretaria 8 donne su 16, Letta rilancia e di fatto annuncia una possibile rivoluzione nei gruppi parlamentari, con l’intenzione di portare due donne alla guida dei gruppi di Camera e Senato. 

Letta spiega che per Graziano Delrio e Andrea Marcucci, attuali capogruppo di Camera e Senato, non c’è una bocciatura, anzi “sono  le figure di maggior rilievo che abbiamo, hanno lavorato benissimo e potranno tornare utilissimi in altri ruoli”.

Ma per il segretario Dem “siamo intorno alla metà della legislatura ed è giusto lasciare spazio a due donne“. Le sceglierà lei? Gli viene chiesto. “Assolutamente no. Ai gruppi suggerisco che votino e scelgano senza drammi. Non le indico io le capogruppo, le scelgano”.

“Quando sono arrivato ho detto che c’è un problema enorme di presenza femminile nel nostro partito: tre ministri sono uomini, io sono un uomo” ha detto Letta. “Penso che per forza di cose due capogruppo debbano essere due donne”, ha aggiunto ancora il segretario.

E in una seconda intervista, questa volta al quotidiano spagnolo La Vanguardia, Letta di fatto risponde alla ‘sfida’ lanciata sabato da Matteo Renzi durante l’assemblea di Italia Viva, che aveva chiesto di scegliere tra riformismo da una parte e il duo M5S/Conte dall’altra. “Per vincere” le elezioni contro il centrodestra “dobbiamo comporre una grande alleanza in cui stia il M5S, che ha vissuto un’evoluzione europeista importante e positiva. La disponibilità di Giuseppe Conte di guidare il M5S è una buona notizia e sono sicuro che ci capiremo. E’ mio dovere aprire quest’alleanza anche con chi ha lasciato il Pd”, ha detto Letta.

Il segretario Dem però non chiude a Renzi: “Dipende da loro, io sono disposto a dialogare con tutti”. 

I MALUMORI INTERNI – Ma le parole di Letta hanno provocato anche forti malumori all’interno dei Dem. Alcuni fonti Pd contestano infatti che il segretario abbia scelto di parlare “a casa dei due capigruppo, scegliendo infatti il Tirreno e la Gazzetta di Reggio. Una mancanza di stile, indubitabile”.

In questo senso va letto ad esempio il tweet ironico del senatore Salvatore Margiotta: “Mi sfugge il nome della donna scelta capogruppo al posto di Benifei”, in riferimento alla nomina del capogruppo al Parlamento europeo.

Altre chat interne invece sottolineano che per gli incarichi dello stesso Letta e del ministro Orlando, “la parità di genere evidentemente non era una priorità. In modo particolare il ministro del Lavoro, ha portato con sé altri due uomini, Provenzano e Misiani, uno come vicesegretario ed il secondo in segreteria”

LE USCITE DA IV – E a proposito del rapporto con Renzi, il leader di IV fa i  conti con un ridimensionamento delle truppe parlamentari. Il senatore Eugenio Comincini ha annunciato oggi il ritorno nel Partito Democratico, mentre riflessioni corso su un ritorno alla ‘casa madre’ dem ci sono anche per un altro senatore renziano, Leonardo Grimani.

“Ho deciso di tornare nel Pd. Un anno e mezzo – spiega Comincini – fa aderii a Italia viva. Chi mi conosce sa che fu una scelta sofferta. Per diverse ragioni: per la mia storia politica, per il mio percorso, per il radicamento sul territorio, per i legami costruiti dentro una comunità che mi ha visto crescere nell’impegno politico ed istituzionale, per il constante confronto con i sindaci e gli amministratori ai quali sono rimasto legatissimo, per l’esperienza vissuta. Seguire Matteo Renzi mi sembrò il modo di rimanere coerente al percorso politico che avevo fatto; lasciare il Pd per entrare in Italia viva fu però una scelta dettata dalla convinzione che in quel momento si potesse e dovesse costruire, fuori dal Pd, ‘una casa dei riformisti’ in grado di allargare il campo del centrosinistra”

Torno in pace, senza essere ‘cavallo di Troia’ di nessuno, disponibile al confronto sulle idee, volendo davvero che si dismetta la pesatura delle genealogie politiche anziché dar peso alle strategie”, ha scritto il senatore su Facebook.