Una nuova tecnica di fecondazione assistita, la Ivm, maturazione in vitro, ha fatto nascere Jules, il primo bambino al mondo nato da una ex paziente con tumore al seno. Una tecnica innovativa che renderà realtà il sogno di maternità di tante donne purtroppo colpite dal tumore al seno sono costrette a chemioterapie che le rendono infertili.

Jules è nato a luglio ma la notizia è appena stata resa pubblica su Annals of Oncology. Il gruppo di medici dell’Antoine Beclere University Hospital di Clamart, vicino Parigi, ha raccontato la vicenda della 29enne a cui era stato diagnosticato un tumore, un carcinoma al III stadio di tipo “ormono-sensibile” positivo ai recettori sia degli estrogeni sia del progesterone, e aveva raggiunto i linfonodi ascellari. La donna si era dovuta sottoporre a chemioterapia.

Solitamente in questi casi alle pazienti, prima di iniziare la chemio, viene proposta la stimolazione ormonale per far maturare quanti più ovociti possibile, prelevati e congelati o il prelievo e la crioconservazione del tessuto ovarico. Quella che ha portato alla nascita di Jules è una terza opzione, l’IVM: sono stati prelevati ovociti immaturi, maturati in laboratorio per 24 ore. A quel punto gli ovociti sono stati congelati e tirati fuori 5 anni dopo, quando la donna era guarita e pronta a diventare mamma.

La donna, ormai 34enne, aveva più volte provato ad avere figli in modo naturale ma senza successo. I medici hanno scongelato gli ovociti, fertilizzati in vitro e hanno dato vita a 5 embrioni. Trasferiti nell’utero della paziente hanno iniziato la gravidanza. E così è nato Jules.

“La stimolazione e il successivo congelamento degli ovociti o degli embrioni rimane l’opzione più efficace, ma non sempre è possibile. Io e il mio team crediamo che la IVM possa essere utilizzata quando la stimolazione ormonale non è una via perseguibile”, ha detto Michaël Grynberg, a capo del dipartimento di medicina riproduttiva all’Antoine Béclère University Hospital, primo autore della lettera su Annals of Oncology: “Siamo consapevoli che gli ovociti maturati in laboratorio sono di minore qualità rispetto a quelli ottenuti dalla stimolazione, ma il nostro successo con Jules mostra che questa tecnica dovrebbe essere considerata come una possibilità, idealmente combinata con la crioconservazione del tessuto ovarico. Questo successo rappresenta un breakthrough nel campo della preservazione della fertilità. L’IVM ci consente di congelare ovociti in situazioni di urgenza e non è associata a un aumento di rischio di recidiva”.